Rassegna Stampa

Roma, il cuore non basta

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 25-01-2016 - Ore 07:25

|
Roma, il cuore non basta

IL TEMPO - AUSTINI -  È finita come si pensava finisse, con la squadra in salute che batte quella malata e la lascia dieci punti indietro. La Juve gode, la Roma piange dopo aver accarezzato un punto dal sapore dolcissimo. Invece la classifica diventa di un amaro insopportabile: -6 da Inter e Fiorentina, la vetta distante dodici lunghezze, i sogni già dissolti in inverno. Ma in questo momento la banda di Spalletti non è davvero in grado di fare molto di più e alla fine si ritrova solo ad aggiornare il pallottoliere dello Stadium: sei sconfitte su sei gare giocate qui e diciotto gol incassati contro appena tre segnati.

SOTTOSOPRA - Un girone dopo la sfida d'andata il mondo s'è capovolto. La bella Roma dell'Olimpico è sparita, mentre la Juve è tornata la squadra convinta e cattiva di sempre. Spalletti prova a fare di necessità virtù e a ricostruire le fondamenta: la difesa, con De Rossi centrale, è più a cinque che a tre. Gli esterni si preoccupano soprattutto di difendere, Nainggolan ha il compito di limitare il raggio d'azione di Marchisio e davanti ci si affida alla sponda di Dzeko per gli inserimenti (sporadici) di un Salah ancora fuori condizione e di chi ha la forza di proporsi ogni tanto. Dopo qualche minuto di studio sono i bianconeri a dettar legge trovando di fronte un avversario disorientato e chiamato a recitare un copione che ancora non conosce. Il colpo a palla lontana dell'indemoniato De Rossi su Mandzukic (ammonizione per Banti su segnalazione dell'assistente) accende lo Stadium e la banda di Allegri. Pogba detta legge e si divide con Dybala il territorio dietro il centravanti croato, spostandosi a sinistra dove è costretto a «uscire» Manolas. La Roma vive venti minuti di grande paura, ma se la cava senza concedere grosse occasioni fino all'intervallo.

ILLUSIONE - A inizio ripresa stavolta non c'è il «solito» black out e gli uomini di Spalletti si ripresentano in campo con più coraggio, mentre la Juve, reduce dalla Coppa Italia, accusa un po' di stanchezza e di conseguente nervosismo che sfocia nella gomitata di Mandzukic a Rudiger: giallo giusto come quello a De Rossi, Banti usa lo stesso metro. Nainggolan potrebbe portare avanti i suoi ma la conclusione è deviata in angolo da Pogba. Il primo cambio deve così farlo Allegri: dentro Cuadrado per Lichtsteiner a destra ma è dall'altra parte che arriva la palla gol più nitida sui piedi di Evra, con Szczesny in versione saracinesca. Spalletti è costretto a sostituire lo sfinito Vainqueur, che non ha autonomia da 90 minuti, è ripresenta il redivivo Keita: se avesse avuto un mediano in panchina avrebbe fatto diversamente, segnale di una rosa al momento cortissima.

DOCCIA GELATA - Quando la Juve sembra arrendersi e la Roma si sente vicina a un pareggio prezioso ecco all'improvviso il gol bianconero: lo segna Dybala ma è l'assist di Pogba la giocata decisiva. Pesano la palla persa da Florenzi e la mollezza con cui la difesa si piega a un destino inesorabile. La reazione c'è e ci sarebbe pure il pareggio se Banti non fischiasse il fallo di Dzeko su Barzagli: decisione corretta. Sulla punizione di Pjanic «sporcata» dalla barriera si spengono le speranze romaniste, la Juve può festeggiare l'undicesima vittoria di fila (tredici compresa la coppa) eguagliando, ironia della sorte, un vecchio record centrato nella Capitale da Spalletti e poi cancellato dall'Inter di Mancini nella stagione successiva. Lo scudetto sarà una questione tra Allegri e Sarri, mentre alla Roma non resta che rincorrere una zona Champions diventata addirittura un miraggio. Sì, il mondo è davvero cambiato in un girone.

 

 

 

Fonte: IL TEMPO - AUSTINI

commentiLascia un commento

Nome:  

Invia commento

chiudi popup Damicom