Rassegna Stampa

Roma kaputt mundi. Il Bayern distrugge il villaggio di Garcia

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 22-10-2014 - Ore 08:11

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Roma kaputt mundi. Il Bayern distrugge il villaggio di Garcia

La solenne lezione di calcio che il Bayern infligge alla Roma ha impressionanti punti di contatto con un’altra umiliazione a domicilio vista nel 2014, l’analogo 7-1 con cui la Germania annientò il Brasile nella semifinale mondiale. Numerosi protagonisti sono gli stessi, da Neuer a Boateng, da Lahm a Müller; lo 0-5 del primo tempo all’Olimpico è una replica fedele di Belo Horizonte persino nei minuti dei gol, vicinissimi e due volte coincidenti (il secondo e il terzo); identica, infine, la mancanza di reazione della panchina davanti alla tormenta montante, e questo è il tema che la Roma farà bene a sviluppare per trarre almeno un insegnamento da un simile disastro. Esattamente come Scolari al Mineirao, Rudi Garcia assiste nel primo tempo alla crudele esecuzione della sua squadra senza tentare nulla: non cambia giocatori, non prova una mossa, non s’inventa una cosa che sullo 0-2 – quando il massacro innanzitutto tattico è evidente – abbia l’effetto di congelare la situazione sino all’intervallo, per provare lì a riorganizzarsi con un po’ di calma e, soprattutto, un passivo ancora «umano».

NON ERA GARA PER TOTTI  Di fronte a una sconfitta di queste proporzioni è chiaro l’incrocio fra la prestazione perfetta di chi ha vinto, e un Bayern così è semplicemente il sogno realizzato di Pep Guardiola (un tipo che fissa asticelle piuttosto alte), e la serataccia di chi esce a tal punto bastonato: nella Roma sbagliano tutti, mica solo l’allenatore, e per onestà intellettuale non possiamo certo toglierci dal posto dietro la lavagna, visto che avevamo previsto una gara equilibrata.

FUSIONE TEDESCA  Uno spread così pesante, come si diceva, nasce innanzitutto dalla meravigliosa prestazione dei tedeschi. Funziona tutto nella squadra di Guardiola, dalla difesa a tre nella quale Benatia recita la sua parte senza farsi spettinare dalle bordate di fischi alla regia di Xabi Alonso, ai movimenti in continuo tourbillon dei quattro attaccanti più Lahm. Robben è il migliore anche perché incrocia Cole, che non ha più l’attenzione indispensabile per tenere questi livelli, ma le magnifiche giocate di Götze e Lewandowski ci ricordano come questa squadra sia una sorta di fusione tra il vecchio Bayern di Heynckes e il miglior Borussia Dortmund di Klopp, quello che contese ai bavaresi la Champions nella finale del 2013: se a governare questa fusione mettete un tecnico del livello di Guardiola, lo show dell’Olimpico diventa quasi spiegabile.

RIPRESA DIGNITOSA Quasi. E’ ovvio che dalla bella Roma di questo inizio di stagione, che non è vissuto soltanto sulle gare di campionato ma anche sul pareggio di Manchester, ci si aspettava tutt’altra partita. Il problema è che quando affronti avversari di questo livello, basta che salti una vite – Cole è andato subito in crisi con Robben – per innescare una rovinosa reazione a catena. I due cambi di Garcia all’intervallo sono stati perfetti, e una Roma riequilibrata ha giocato mezz’ora di apprezzabile dignità, trovando un gol, un palo e le portentose parate di Neuer a tenerla lontana da qualsiasi illusione. Poi, la verve di subentrati del calibro di Ribery e Shaqiri ha ricreato il Mineirazo fin nel particolare del punteggio finale: ma quella fu una sentenza definitiva, mentre questo può essere un bagno – meglio, un naufragio – di umiltà.

Fonte: gasport (P. Condò)

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