Rassegna Stampa

Roma, l'altra Champions

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 19-02-2016 - Ore 07:00

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Roma, l'altra Champions

MESSAGGERO - CARINA - Perdere la Champions e ritrovare la Roma. Possibile? Sembra proprio di sì. È quanto accaduto l’altra sera all’Olimpico dove lo 0-2 certifica, a meno di clamorosi exploit al Bernabeu, l’eliminazione dei giallorossi dall’Europa. Tuttavia la prova offerta dispensa fiducia in ottica terzo posto e quindi per la Champions che verrà. A volte nel calcio si può andare (anche) oltre la mera logica del risultato. Quello che è piaciuto contro il Real Madrid è stato l’approccio avuto dalla Roma: rispettosa ma non timorosa, aggressiva ma non spavalda, logica ma non prevedibile. E quello che più conta con un’idea di gioco in testa. Ognuno in campo sapeva cosa fare: l’improvvisazione, da tempo, non alberga più a Trigoria. È chiaro che poi gli interpreti fanno la differenza. Salah, nonostante lo sfiancante lavoro profuso durante i 90 minuti e benché sia riuscito a più riprese a mettere in difficoltà Marcelo (non certo l’ultimo arrivato), ha sempre sbagliato l’ultima scelta: che fosse un tiro, un cross o uno stop. A Ronaldo, invece, è bastato un pallone. Ma visto che di fuoriclasse come Messi e Cr7 non è pieno il mondo, i passi in avanti e il fatto che Spalletti abbia vinto nettamente la sfida tattica con Zidane non vanno sottaciuti.
COSA VAIn primis, sono visibili a occhio nudo i miglioramenti della linea difensiva che ora può finalmente definirsi come tale e non somigliare come in passato ad un elettrocardiogramma. Se il Real (70 gol in 24 gare di Liga e, prima di mercoledì, 19 in 6 partite ‘europee’) dopo 5 anni chiude il primo tempo di una gara di Champions senza mai centrare lo specchio della porta, non può essere un caso. Per carità, errori continuano ad esser commessi (leggi Digne che sul secondo gol anziché uscire su Jesé lo ‘accompagna’ al tiro, arretrando per 20-25 metri) ma reggere l’urto – senza fare le barricate – prima dell’invenzione di Ronaldo, evidenzia i progressi del reparto e dei singoli che lo compongono. Che potranno rivelarsi decisivi quando la Roma tornerà nell’orticello del nostro campionato, dove (Napoli e Juventus a parte) la qualità diminuisce drasticamente. Merito di Spalletti anche esser riuscito a coinvolgere in toto la rosa. L’input è chiaro: gioca chi dà garanzie. Prima fisiche e poi tecniche. E questo fa in modo che nessuno si senta escluso a priori, consapevole che prima o poi avrà la sua chance. Ma il lavoro di Lucio è soprattutto tattico: si nota l’addestramento sui movimenti senza palla, sul pressing (ora armonico e non individuale), sui movimenti degli esterni, sul palleggio verticale e non orizzontale e sulla capacità di saper cambiare pelle anche durante la stessa partita.
COSA NON VAMiglioramenti sì, ma anche molte cose da migliorare. In primis una tendenza che la Roma aveva evidenziato anche nelle prime uscite del nuovo corso: non riuscire a rimanere corta e allungarsi, soprattutto nella ripresa, abbassando il raggio d’azione e con questo il reparto difensivo. Le chiavi di lettura possono essere molteplici: timore a fronte della pressione degli avversari, calo fisico nell’ultima mezz’ora e/o difficoltà a mantenere la concentrazione per 90 minuti. L’impressione è che l’aspetto atletico sia la causa principale ma, seguendo l’input di Lucio, forse è meglio non fornire alibi ai calciatori. L’altro neo riguarda la fase offensiva. Per la mole di gioco profusa, la Roma segna poco. Giocare senza centravanti può essere utile e decisivo in determinati contesti quando non si vuole dare punti di riferimento. Ma alla lunga, bisognerà recuperare Dzeko. Il gol col Carpi non basta. Edin appare avulso dalla manovra. E nonostante la reiterata difesa nobile del tecnico, il suo rilancio passa per una ritrovata brillantezza fisica. Dzeko è sempre macchinoso sul primo passo (con il Siviglia ad agosto, è avvenuto il contrario) e ritrovare lo spunto sarebbe sinonimo di gol. E farebbe rima con il terzo posto in campionato.

Fonte: MESSAGGERO - CARINA

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