Rassegna Stampa

Roma, la coppa può attendere

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 13-09-2014 - Ore 10:00

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Roma, la coppa può attendere

«Nemmeno ricordo contro chi giocheremo mercoledì». Rudi Garcia forza subito la mano. La Roma scende in campo nel pomeriggio a Empoli, alle 18, e rispetto alla prima giornata di campionato si scambia l’orario con la Grande Rivale. La Juve ospiterà l’Udinese a Torino, alle 20,45, conoscendo il risultato degli sfidanti per il titolo che, nella circostanza, possono sfruttare la partita del Castellani per mettere pressione ai campioni d’Italia, proprio come è successo già nel campionato scorso senza però ottenere quanto desiderato. È per questo motivo che il francese dimentica volutamente il Cska Moska, atteso all’Olimpico la sera del 17 settembre per il debutto in Champions. Massima attenzione al campionato, senza snobbare la neopromossa toscana, assente da 6 stagioni in serie A. Il viaggio è da sfruttare, per non avere rimpianti più avanti.

TRAPPOLE E PRECEDENTI Qui la Roma non vince dal 21 dicembre 2003. Sono passati quasi 11 anni. Capello in panchina e Totti che, con la doppietta per quel 2 a 0, festeggiò il Natale in Toscana per la gioia di quei tifosi giallorossi che anche oggi, in tremila, seguiranno la squadra in questa trasferta. Da quel giorno, due sconfitte e soprattutto il pari doloroso, rete di Giovinco quasi da centrocampo per la gaffe di Doni, stop che probabilmente costò lo scudetto al gruppo di Spalletti, nell’ultimo precedente al Castellani: il 2 a 2 del 4 novembre del 2007 confermò che l’Empoli prende sempre la mira quando ha di fronte (a nessun’altra formazione di A ha segnato 16 gol). Garcia, dunque, ha ragione a non dare niente per scontato. «Se pensiamo alla coppa, sbagliamo di sicuro».
E, avendo quasi tutti gli uomini a disposizione (a parte Balzaretti e Strootman, sono rimasti nella capitale solo Uçan, affaticamento, e Sanabria), non vuole regalare punti ad inizio stagione e al tempo stesso riprendere il filo del discorso interrotto nello scorso torneo: cinque vittorie di fila fuori casa e undici totali, ma con il successo esterno che manca dal 20 aprile, al Franchi contro la Fiorentina e quindi a pochi chilometri da questo stadio.

TURN OVER SCONTATO «All’inizio non pesano gli impegni». L’allenatore giallorosso fa capire che la rotazione, almeno in partenza, non è obbligatoria. Anzi chiarisce che non c’è la Roma uno e la Roma due». E che potrebbe anche «non cambiar squadra da una gara all’altra». Il suo ragionamento regge, ma la realtà impone di utilizzare giocatori freschi oggi e mercoledì (con 6 partite in 17 giorni). Se Manolas e De Rossi, pure se di ritorno dagli impegni con le nazionali, mancheranno contro il Cska per squalifica, per forza ci saranno contro l’Empoli. Così come Maicon dovrebbe essere meno stanco di Torosidis e da qualche giorno sereno (ha inviato sms distensivi sia a Dunga che a Rinaldi, ringraziandoli per non aver messo in piazza i particolari di quanto accaduto a Miami). Probabilmente Castan non sarà rischiato, anche contando sul buon momento di Astori. Holebas si prepara, invece, all’esordio, prendendo il posto di Cole a sinistra. Florenzi troverà comunque posto: nel tridente offensivo se Ljajic partirà dalla panchina o a centrocampo se Pjanic (oggi 100 presenze in giallorosso) non dovesse farcela.

CAPITANO DI GIORNATA  In attacco c’è abbondanza. Totti, nonostante sia stato spesso protagonista al Castellani, potrebbe entrare solo in corsa, con Destro di conseguenza titolare. Lascia, dunque, la fascia di capitano a De Rossi, con il quale si scambia tra campionato e coppa il testimone. Gervinho e Keita, appena rientrati alla base, dovrebbero essere preservati per la sfida contro il Cska: se il primo è insostituibile per il tecnico, l’altro diventa fondamentale per la gara di mercoledì, proprio per l’assenza di De Rossi. «Come ci siamo fatti trovare pronti, in pochi giorni, contro la Fiorentina, lo saremo anche per la partita contro l’Empoli: la Roma, come si è visto, è sempre la stessa. Intatta». Ovviamente il francese si riferisce allo spirito e all’impronta. Perché tanti sono i giocatori diversi. E da accontentare, proprio grazie al turn over.

Fonte: Il Messaggero

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