Rassegna Stampa

Roma, la sbandata ultrà ''Al fianco di De Santis''

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 02-07-2014 - Ore 07:50

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Roma, la sbandata ultrà ''Al fianco di De Santis''

Un autogol lungo 65 parole. Una nuova, inutile mancanza di (vero) rispetto nei confronti di un dolore che non si esaurirà con lo sgranarsi del prossimo futuro. Così nell’universo mediatico del calcio italiano ieri è apparso il comunicato che gli ultrà della Roma hanno prodotto dopo la morte di Ciro Esposito, contrappuntato com’è stato dalle parole della famiglia del ragazzo napoletano ferito il 3 maggio scorso della finale di Coppa Italia, e spentosi mercoledì.

Anime diverse La chiave per comprendere la sortita del documento pubblicato sul sito «asromaultras. org» è l’accusa di omicidio volontario che pende sulla testa Daniele De Santis, ex frequentatore della Curva Sud. Non a caso il comunicato parte proprio da questo, con una costruzione tematica non casuale (Ciro viene dopo) e introdotto da un avverbio — «comunque » — che dà tutta la misura della incomprensione che questo micromondo ha avuto con la tragedia. Ecco il testo. «La Curva Sud rimane e rimarrà sempre al fianco di un suo figlio. Non rinnegheremo mai un nostro fratello, giusto o sbagliato che sia, questo ci ha insegnato la vita, questo ci ha insegnato la strada. Rimaniamo comunque colpiti e addolorati dal tragico epilogo di questa brutta vicenda e ci stringiamo al dolore della famiglia di Ciro Esposito. La morte non ha colori né bandiere». Come si può vedere tutto il classico armamentario di luoghi comuni (il figlio, la strada, la vita) totalmente autoreferenziali. Non dimentichiamo, comunque, che l’universo ultrà giallorosso è polverizzato e questo comunicato ha riunito anime diverse (dal tifo della Sud a quello della Nord fino al parterre della Tevere). Non basta. È da maggio che i gruppi sono divisi sulle posizioni, tant’è che c’era chi voleva esprimere soltanto solidarietà al ragazzo morto, ma la maggioranza ha scelto anche la linea pro De Santis. Perché? Agli occhi dell’universo ultrà italiano, i giallorossi hanno almeno due colpe da emendare: i presunti 4-5 ignoti che affiancavano De Santis sono scappati abbandonando il compagno (o camerata che sia) in difficoltà; l’assenza dalla trasferta del 4 maggio a Catania decisa per non rischiare di attraversare l’area napoletana. Dunque, agli occhi degli estensori, questo comunicato cerchiobottista consentirebbe di rifarsi di una sorta di verginità perduta. Proprio così? Ne dubitiamo.

Il dolore Dalla famiglia Esposito giungono reazioni piene di scoramento. «Ho saputo del comunicato — spiega Antonella Leardi, la mamma di Ciro —. Se hanno deciso di non prendere le distanze da De Santis, si vede che io non posso cambiare la loro mentalità, le loro dinamiche». Aggiunge qualcosa invece Enzo, lo zio di Ciro: «Noi accettiamo le condoglianze da tutti i tifosi in buona fede, ma indicare un assassino come un fratello svuota di significato qualsiasi attestato di solidarietà. La massa del tifo romanista si faccia avanti e scelga in maniera netta da che parte stare».

Il Web e Pallotta E i tifosi della Roma (oltre ovviamente quelli del Napoli) si sono schierati, con la stragrande maggioranza contro il comunicato («non sto vicino a chi uccide, sia pure mio fratello carnale », il senso più utilizzato). Insomma, l’isolamento degli ultrà a Roma si percepisce sempre più netto, soprattutto da quando l’ira del presidente Pallotta contro di loro è esplosa in occasione delle contestazioni dell’11 maggio, con relativa solidarietà a De Santis. Al di là della cultura sportiva che permea lo sport Usa, il magnate bostoniano è stanco di vedere il nome del suo club macchiato da gente del genere. Tra l’altro, cercando investitori per il nuovo stadio, capisce bene come è difficile fare business quando l’omicidio Esposito — in attesa del giudizio — è universalmente assegnato al tifo giallorosso, già mediaticamente devastato dagli episodi di violenza spicciola e razzismo. Nella stagione del ritorno in Champions, il peggior biglietto da visita possibile. Perché la strada e la vita, a milioni di persone, hanno insegnato altro.

Fonte: Gazzetta dello Sport - CECCHINI - CALABRESI

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