Rassegna Stampa

Roma, la solitudine di Totti: usato a San Siro come sesta punta

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 11-05-2015 - Ore 08:45

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Roma, la solitudine di Totti: usato a San Siro come sesta punta

CORRIERE DELLA SERA/L. VALDISERRI - «Non sarò mai un problema per la Roma e farò il tifo per questa maglia in campo, in panchina o in tribuna». Per non essere frainteso, Francesco Totti ha scritto nei giorni scorsi questa frase sul suo sito internet. E non ha certo cambiato idea. A 38 anni, con alle spalle una vita tutta in giallorosso (un totale di 740 partite e 299 gol; 585 presenze e 242 reti in serie A), Totti vorrebbe soltanto chiudere al meglio una carriera inimitabile. L’ideale sarebbe alzare un trofeo e poi salutare con una grande festa. Nemmeno un santo, però, potrebbe essere soddisfatto dell’utilizzo deciso per lui da Garcia nelle ultime giornate: 1) 51’ in Inter-Roma; 2) panchina per tutti e 90 i minuti in Sassuolo-Roma e Roma-Genoa; 3) solo 21’ entrando come terzo cambio in Milan-Roma, con i giallorossi sotto per 0-2.

Il problema, però, non è (solo) il minutaggio. L’allenatore è pagato per fare delle scelte e vanno accettate. Le scelte, però, devono essere consequenziali con il lavoro settimanale e Totti si è visto utilizzare come sesta scelta tra gli attaccanti, stando fisicamente meglio di altri colleghi. Nello specifico: Doumbia era stato sostituito nella gara contro il Genoa per un affaticamento muscolare e non si era potuto allenare al meglio; Ljajic era addirittura andato in Germania per un problema alla schiena e durante il riscaldamento aveva sentito di nuovo dolore; Ibarbo aveva avuto qualche linea di febbre in settimana; Gervinho non era al top, fisicamente, e lo si è visto in occasione del suo infortunio: l’ivoriano si era già bloccato un paio di azioni prima del k.o. definitivo. In questa situazione Totti pensava di poter avere una chance o, quanto meno, di non essere il terzo cambio in un attacc0 che è stato completamente ridisegnato da Garcia durante la partita. Segnale che, infortunio di Gervinho a parte, il reparto non aveva reso secondo le aspettative.

Garcia si è fidato degli uomini che avevano battuto Sassuolo e Genoa, riproponendo per la terza volta di fila (record assoluto) gli stessi undici. La gara contro il Milan, però, era diversa. I rossoneri venivano da tre sconfitte consecutive e la curva milanista li ha contestati prima, durante e dopo la partita. Andavano attaccati, come ha fatto Gervinho nella prima azione della partita che ha portato la Roma vicino al gol dopo 40 secondi. È il senno di poi? Forse. Ma segnare un gol al Milan nei primi venti minuti, probabilmente, avrebbe provocato un tracollo nell’avversario. La Roma, invece, temporeggiando e giocando sotto ritmo, ha permesso ai rossoneri di riprendere pian piano coraggio.

Ma c’è anche un caso-Pjanic. Garcia è stato duro con il bosniaco a fine gara, dicendo che non si possono perdere certi palloni a centrocampo. Vero. Ma come è vero che Pjanic ha dato la sua disponibilità a giocare anche quando aveva la caviglia a pezzi e si sarebbe aspettato un po’ di riconoscenza in più.

Fonte: Corriere della Sera (Valdiserri)

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