Rassegna Stampa

Roma, se batti il City batti anche il Bayern

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 10-12-2014 - Ore 08:08

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Roma, se batti il City batti anche il Bayern

Liberiamo il campo dal primo equivoco, per aiutare l’approccio della Roma a questa madre di tutte le sue partite: in Champions League lo 0-0 è un risultato rarissimo, nelle prime 108 gare dell’edizione in corso (andata e ritorno dei playoff più cinque turni e mezzo della fase a gironi) si è verificato sei volte soltanto. E dunque ragioniamo sul fatto che alla Roma stasera sia richiesta la vittoria, dimenticando che il risultato al fischio d’inizio la qualifica ed evitando di confidare in una sorpresa del Cska a Monaco. Da Pallotta in giù, il giorno del sorteggio tutti avrebbero firmato per arrivare alla gara finale in questa situazione (noi compresi). E dunque Garcia passi la spugna sulla lavagna delle occasioni perdute, e pensi a una squadra in grado di chiudere finalmente la parentesi d’angoscia aperta dall’1-7 contro il Bayern. Perché sì, è dal film horror del 21 ottobre che la splendida Roma di inizio stagione sembra eclissata, se non per brevi sprazzi. Quella sera una banda di ragazzi che si pensavano senza limiti, e giocavano come se la loro energia fosse inesauribile, andò a sbattere contro una realtà inattesa nella sua ferocia. Occorre un risultato forte per invertire lo stato d’animo che affligge la Roma da allora, l’insicurezza è una talpa che ha già scavato buche profonde: se stasera riuscissero a vincere, qualificandosi da secondi in un girone che ad agosto veniva considerato impossibile, Totti e compagni recupererebbero una cognizione lusinghiera del proprio valore, i cui effetti positivi si farebbero sentire sia in Champions che in campionato.

RISCHI ENORMI Gli americani definiscono una situazione come quella di stasera «high risk, high reward»: dell’enorme ricompensa che aspetta la Roma abbiamo appena parlato, vediamo adesso gli enormi rischi che dovrà correre per guadagnarla. La dimensione stellare di un club come il Manchester City appare nitida proprio in queste circostanze. Una squalifica gli blocca il suo leader, il grande Yaya Touré? Un infortunio nell’ultimo impegno gli sottrae un centravanti fantastico come Sergio Aguero? Il terzo fenomeno, David Silva, non gioca da quaranta giorni e difficilmente potrà partire dall’inizio? Pellegrini non deve fare altro che togliere il cellophane ad altri campioni e mandarli in campo al loro posto, rivelando una profondità di rosa che forse il solo Bayern può vantare. Se Jovetic giocasse ancora in Italia, sarebbe probabilmente l’uomo più forte della Serie A: nel City diventa titolare per le assenze appena citate. Stessa storia per Dzeko, inseguito senza fortuna da tutte le nostre grandi, e per la strepitosa capacità di competere di Frank Lampard, uno che in certe serate vorremmo sempre nella nostra squadra.

CENTROCAMPO TOSTO? Malgrado i suoi uomini migliori siano ai box, Pellegrini – sicuro almeno del recupero chiave di Kompany – continua ad avere un invidiabile ventaglio di scelte: può utilizzare Milner per tenere a bada fisicamente Maicon, lasciando a Nasri sulla destra il compito di punzecchiare Holebas o Cole e tenendo di conserva Jesus Navas, uno dei migliori cambia-partite del mondo. Le ultime proiezioni suggeriscono opzioni diverse in casa Roma: niente Pjanic per la terza volta – e sarebbe una decisione molto forte, foriera di potenziali conseguenze – tanto talento offensivo (Ljajic e Gervinho) sulle fasce per convergere al centro andando all’attacco di Demichelis, e il centrocampo più tosto, con Keita, De Rossi e Nainggolan, per mordere il palleggio degli inglesi. In questo senso non va mai dimenticato che Totti agisce da vertice basso dell’attacco ma anche da vertice alto del centrocampo: per quanto muscolare, con lui non sarebbe mai un reparto acefalo.

SE GIOCA PJANIC Le varianti sono così numerose (se Garcia tornasse sui suoi passi con Pjanic, il corollario per accrescere la capacità polmonare mancata nel tragico primo tempo col Bayern sarebbe Florenzi al posto di Ljajic), che indovinarle diventa difficile, e probabilmente inutile: nel corso dei 90 minuti finiranno per giocare tutti, e in gare senza domani come questa un’aggiunta dalla panchina spesso conta più del titolare. In generale, gli attacchi sembrano superiori alle difese, e in entrambi gli schieramenti il ruolo chiave sarà recitato dalle stelle sulla trequarti. Il giovane Jovetic dialogherà con Dzeko, centravanti che gli naviga davanti, il vecchio Totti imbucherà palloni per i suoi partner esterni Ljajic e Gervinho. Sarà molto lunga, sarà molto difficile: gli ingredienti perché sia esaltante.

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - P. CONDO’

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