Rassegna Stampa

Roma senza traghettatore. E il tempo gioca per Garcia

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 19-12-2015 - Ore 06:46

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Roma senza traghettatore. E il tempo gioca per Garcia

LA GAZZETTA DELLO SPORT - STOPPINI - Lucidamente c’è chi l’ha dipinta così: «Il vero traghettatore della Roma è Rudi Garcia». Forse una sintesi un filo estrema, ma la verità è che più passano le ore, più quel filo a cui è appeso il tecnico francese si ingrossa, si rinforza, si fa un po’ più resistente. Sì ok, c’è Luciano Spalletti che a Roma tornerebbe a piedi. C’è Marcelo Bielsa, un amore conclamato di Walter Sabatini ma forse troppo Loco per questa squadra. C’è un presidente che non ha posto il veto di fronte a una svolta in panchina, come altre volte era accaduto. C’è tutto questo, sì. Ma vicino, c’è anche una società che temporeggia, perché l’idea di cambiare strada a fine stagione inseguendo il sogno Antonio Conte, o magari pure quello spagnoleggiante di Unai Emery, è più forte persino della tentazione di decidere di pancia, dunque esonerare Garcia subito dopo lo Spezia e ancora prima di Roma- Genoa. 
Stallo E allora ecco lo stallo. Trigoria decide di non decidere. Anche perché un colloquio con l’allenatore ha convinto i dirigenti a concedere un’ultima possibilità, in fondo a un ritiro pre-Genoa. Ovvio che un passo falso domani farebbe in ogni caso precipitare la situazione. Ma il paradosso è che il disastro di Roma-Spezia, nella testa della dirigenza, ha tirato dentro nelle responsabilità del momento i giocatori molto più di quanto non fosse prima. Roma in stand-by, dunque. Pure perché — ecco l’altro aspetto chiave — a Trigoria finora non hanno trovato un nome spendibile disposto ad accettare solo sei mesi di contratto. Un traghettatore, appunto, da salutare e semmai ringraziare per poi sposare nuovi progetti. 
ISOLAMENTO - In questo vicolo tortuoso s’è infilata la Roma. Da questo vicolo è ancora convinto di uscire indenne Garcia, che viene descritto perfettamente in grado - così è stato anche nelle ultime ore - di isolarsi da una città che gli brucia intorno. E tutto sommato, non così distante dal cuore della squadra: Garcia non è uomo che appende al muro, non è quello che fa scintille nello spogliatoio a costo di sentire il rumore dei nemici dall’allenamento successivo. 
Peccato originale Anche perché gli avversari, nella sua testa, sono altri. Già, perché questa situazione ha un peccato originale che risale alla scorsa estate. A giugno James Pallotta, piuttosto che mandare via Garcia, si illuse che sarebbe bastato affiancargli altri preparatori atletici al posto di Paolo Rongoni, individuato come primo responsabile della seconda parte della scorsa stagione. Ecco il guru canadese Darcy Norman sbarcare a Trigoria con un anno di ritardo (sarebbe dovuto arrivare 12 mesi prima). E con lui ecco Ed Lippie, ex personal trainer di Pallotta, uomo di estrema fiducia del presidente. I due sono stati imposti a Garcia, con il risultato di un feeling mai sbocciato, che ha portato pure a diverse frizioni tra le parti sui metodi di allenamento. Punti di vista diversi, sulla gestione dei calciatori e sul recupero degli infortunati: non un inedito, da queste parti. La differenza è nelle figure, è in chi ha scelto i preparatori. È un po’ come aver stravolto i rapporti di forza nel gruppo di lavoro a Trigoria: conta di più l’allenatore o l’uomo del presidente? Più di qualche giocatore la domanda se l’è posta. E via via, di fronte all’assenza di risultati, lo scaricabarile è diventato un esercizio molto praticato. Da lì a mettere nell’angolo Garcia, il passo è stato brevissimo. 

Fonte: La Gazzetta dello Sport - Stoppini

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