Rassegna Stampa

Roma, stadio in salita - Il Comune ruggisce

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 18-11-2016 - Ore 07:38

|
Roma, stadio in salita - Il Comune ruggisce

LA GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - Ammettiamolo, ormai assistere all’iter per vedere il nuovo stadio della Roma è roba per cuori forti. In effetti ieri l’audizione in Commissione Urbanistica regionale degli assessori all’Urbanistica della Regione, Michele Civita, e del Comune, Paolo Berdini, ha riservato parole forti ma, soprattutto, la sgradevole sensazione – per Pallotta – che il difficile debba arrivare, tant’è che alla fine Civita ha detto: «Se passa la linea di Berdini, stop alla conferenza dei servizi».

SOPRINTENDENZA STOP – Non solo. Ieri è uscita allo scoperto anche la Soprintendenza Archeologica, con un documento (non vincolante) peraltro partorito il 25 ottobre e quindi già sul tavolo della Conferenza dei Servizi tra Regione e Comune. Le critiche comunque non mancano, a partire dalle procedure seguite per la Valutazionedi Impatto ambientale, non accompagnate «da alcuna istruttoria né da un elenco che permetta di verificare la completezza della documentazione». Non basta. Si parla anche di «scarsa chiarezza sulle procedure attivate», senza contare che «non risulta il coinvolgimento del Ministero sui piani paesaggistici e su quelli particolareggiati». Sul progetto in sé, poi, la Soprintendenza è severa: «Si ritiene che la relazione paesaggistica non sia stata affatto formulata» ai sensi delle norme vigenti, che manchino una serie di elaborati fra i quali delle «fotosimulazioni» dell’area di Tor di Valle prese «dai vari punti di vista notevoli della città» come le «terrazze del Gianicolo, il parco degli Aranci, il Vittoriano». Inoltre, «gli elaborati non hanno tenuto in nessun conto né delle valutazioni di criticità né delle richieste integrative avanzate dagli uffici del Mibact riguardanti nello specifico la lettura complessiva degli ambiti paesaggistici». Non sorprende, poi, siano individuate criticità «la presenza di edifici di notevole altezza oltre che di opere infrastrutturali che vanno ad interferire con i beni monumentali e paesaggistici», criticità che avrebbero «dovuto determinare una variazione della proposta nonché influire sulla dichiarazione di pubblica utilità». Nonostante la frase finale, che sembra un macigno, dalla Roma filtra ottimismo perché le obiezioni sono giudicate secondarie.

BERDINI ATTACCA – Ma il «Berdini (quasi) contro tutti» è andato in scena nel corso dell’Audizione. «È un progetto che non reputo positivo, perché porterà un beneficio nelle casse di qualcuno ma non in quelle del Comune». Dalle idrovore al ponte pedonale, dai parcheggi ai servizi pubblici, Berdini ha demolito il progetto così com’è, concludendo: «La nostra posizione è dunque duplice: o la Roma rinuncia a 220 milioni di opere che non servono alla nostra città, facendo quindi 63.000 mq di superficie (sarebbero due Hilton) – quindi fanno lo stadio e uno zona commerciale di corredo come fatto da Juventus e Udinese (che non hanno torri)– oppure la Roma potrebbe valutare infinite altre zone per fare lo stadio. Avere uno stadio in periferia a costo zero è una cosa, se invece costa 200 milioni di soldi pubblici non va bene». La morale è chiara: «Io non ho detto no allo stadio, ma se devo ingoiare tre milioni di metri cubi, non c’è bisogno di me». Insomma, l’impressione è che lo scontro vero debba iniziare, anche se il suo omologo Civita, respingendo le accuse di agevolazioni nella tempistica alla Roma – ribadisce come questi siano pareri e non atti formali.

LA DELIBERA – Detto che l’eventuale variante al Piano regolatore sembra chiaro che non arriverà mai entro l’anno, i proponenti si aspettano che arrivi entro il 10 febbraio, ma occhio ai colpi di scena. Filtra dal Comune l’ipotesi che si prepari una nuova delibera che indirizzi il progetto verso direttive «berdiniane», (svuotando di fatto la Conferenza dei Servizi ndr) e mettendo Pallotta davanti a un nuovo aut aut: o come diciamo noi, o niente Pubblica Utilità. Non basta. Ci sono altre due variabili. Se il 4 dicembre al referendum costituzionale vincesse il «sì», potrebbe cadere il governo e così l’ipotesi di far avocare al Consiglio dei Ministri (secondo legge) lo sblocco dell’eventuale stallo proposto dal Comune, rischierebbe di essere un’arma spuntata. Non basta. Corre voce come anche la magistratura possa cominciare a indagare anche in base alle questioni procedurali proposte dalla Soprintendenza. Se così fosse, la richiesta di stop di ogni procedura prima della fine delle indagini da parte dei 5 Stelle, rischierebbe di sancire la fine del progetto Tor di Valle. In attesa di resurrezioni in altri tempi e, forse, in altri luoghi.

Fonte: LA GAZZETTA DELLO SPORT-CECCHINI

commentiLascia un commento

Nome:  

Invia commento

chiudi popup Damicom