Rassegna Stampa

Roma, stavolta l’hai fatta grossa Va sotto, ne fa 4, molla ed è pari

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 21-10-2015 - Ore 07:32

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Roma, stavolta l’hai fatta grossa Va sotto, ne fa 4, molla ed è pari

GAZZETTA DELLO SPORT - ARCHETTI Forse Rudi Garcia intendeva questo per eccitante: calcio palpitante ma insensato, certezze che si sciolgono in un attimo. Una partita da Oktoberfest, anche se non siamo in Baviera e che lascia un gran mal di testa alla Roma, come dopo una bevuta colossale. A un certo punto sul megaschermo si vede il tecnico che scrive su un taccuino, seduto in panchina: magari sta facendo i conti del girone, perché fino al minuto 84 lui si sente vincitore, per la prima volta in questa Champions, e ha sorpassato la concorrenza al secondo posto. Invece dopo i suoi rimettono al mondo il Leverkusen, che era già partito per un’altra destinazione. E se Hernandez non buttasse fuori, di pochissimo, il tiro del 5-4 agli ultimi istanti, tutta la Germania starebbe celebrando una rimonta da almanacco. 

DA SECONDI A ULTIMI Questa delusione tiene lontani i romanisti: restano ultimi ed unici nel girone a non aver vinto, chiaro che da ora in poi non c’è più il tempo per sbagliare e magari tutti gli errori sono stati commessi in una notte. Difficile, considerando anche Borisov. Ma più che eccitante, come aveva detto il tecnico parlando di questa settimana che si chiude domenica contro la Fiorentina, il futuro si presenta rischioso. La promozione gerarchica e sociale di Garcia ancora ritarda in una competizione in cui ha vinto soltanto tre volte in 21 gare e poco gli importa di aver dato vita al terzo 4-4 della storia della Champions. Più colpevolizzante, per la Roma, è il dato che indica in 25 le partite consecutive con reti al passivo, in Europa. 
BELLEZZE E DISASTRI Prima del silenzio che alla fine circonda i romanisti, c’è l’entusiasmo del recupero, in un match partito quasi da 2-0 per il Bayer. La doppietta di capitan De Rossi, 501 partite in giallorosso e non sentirle; la meraviglia di Pjanic per il 3-2, undicesima punizione vincente da quando è in Italia; il contropiede perfetto di Gervinho e l’assist a Iago Falque come sigillo di una euro sbornia. Invece diventa tutto finto quando si legge il finale. D’altronde il calcio si evolve andando sempre più alla ricerca della specializzazione: molti staff tecnici propongono l’allenatore per ruoli e gli specialisti della difesa che guardavano la contesa avranno avuto due reazioni: cambiare canale perché anche l’orrido ha un limite; oppure mandare subito un curriculum al Bayer e alla Roma: noi possiamo aiutarvi. Quella giallorossa è la solita difesa impaurita delle gare europee, non per niente arriva a toccare quota sei gol presi entro la prima mezz’ora nei tre match. Qui potrebbe andare sotto dopo mezzo minuto, incassa il rigore al 4’ e sembra seppellire il risultato quando Hernandez infila la doppietta e potrebbe festeggiare il 3-1 al 32’ appena oltre la soglia della statistica. Idem nei nove minuti finali, recuperi compresi. Gli sbagli più visibili sono degli esterni: il mani da rigore di Torosidis, la palla regalata da Digne sul 2-0 e la collaborazione di coppia per far filtrare il 4-4. Szczesny non aiuta, anzi, ma pure Rüdiger non stringe sul messicano, anzi annulla il fuorigioco, restando molti metri sotto la linea sul raddoppio e dà sempre l’impressione di non essere adeguato al momento. Non giocava da un mese, non è la mossa migliore di Garcia. Si sapeva che il Bayer avrebbe scatenato il pressing alto e il calcio verticale: andava assorbito e gestito con consapevolezza, non da sprovveduti che non si aspettavano l’aggressione. 
SAPER COLPIRE Ma per fortuna della Roma, anche i tedeschi avrebbero bisogno di migliaia di ripetizioni su come ci si protegge dagli spifferi senza ricorrere all’aspirina. Basta un lancio dietro la linea per mandare nel panico Tah e Wendell; oppure un calcio piazzato per sbriciolare i muri di cartone in area. Il doppio colpo di De Rossi, sempre dopo calcio da fermo, è il simbolo dei tremori rossoneri. Palpitazioni d’imbarazzo simili a quelle che li assalgono quando la Roma manda la palla lunga sul lato sinistro, custodito peggio del destro, dove Donati un paio di volte toglie l’urlo all’amico Florenzi. Oppure nella ripresa, quando il 4-4-2 di Schmidt con Bellarabi punta diventa 4-3-3 con Brandt al posto del nazionale tedesco. Alla fine pagherà, ma apre troppo campo a Gervinho che se ne impossessa da sovrano, anche se è più isolato dato che il 4-3-3 iniziale di Garcia è sempre più 4-1-4-1. Poi quando l’ultima linea è quasi a sei, diventa troppo trasparente e il Bayer si infila di nuovo come a inizio serata. Da 2-0 a 2-4 fino al 4-4. Otto brindisi ma la Roma non può festeggiare. 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - ARCHETTI

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