Rassegna Stampa

Roma, Totti vuole giocare ancora: "Sto bene perché smettere?"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 25-11-2016 - Ore 21:35

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Roma, Totti vuole giocare ancora:

REPUBBLICA.IT – PINCI e MONTI - Chissà se dall'altra parte dell'oceano l'avevano messo in conto. A quarant'anni tondissimi e a sei mesi dalla scadenza di quello che Pallotta aveva presentato come "il suo ultimo contratto", Francesco Totti non lascia. Anzi, rilancia: "Nel calcio niente è scontato - ha spiegato a Sky - lo scorso anno mi davano per finito, un 40enne che doveva appendere le scarpe al chiodo, succede spesso, soprattutto quando le cose non vanno nel verso giusto. Il capitano rilancia l'ipotesi di un ulteriore anno da calciatore: "Ognuno è libero di esprimere ciò che pensa, sempre nei giusti termini e nel modo migliore, ma io ho fiducia nella mia testa e nel mio corpo, sono convinto che posso ancora dare tanto alla mia squadra, se sto bene fisicamente perché devo smettere?".

TOTTI E IL RINNOVO - Già, perché? Il corpo qualche timido segnale inizia a inviarlo (da qualche giorno è ai box per un infortunio all'anca), ma Francesco si sente bene. E detta la ricetta su cosa manca davvero alla Roma rispetto alla Juve per essere da titolo: "Loro sono primi, noi dobbiamo essere più competitivi sotto tutti i punti di vista. Dobbiamo essere più cattivi con le piccole, ci manca la tenacia e la cattiveria, la Juve è diversa in questo. E' una squadra che con le piccole, anche giocando male, vince sempre. E' questa la loro forza, la Juve non molla mai, scendono in campo sempre affamati e convinti di poter vincere tutte le partite". Nonostante un rapporto non proprio idilliaco con Spalletti, complici le frasi della moglie Ilary in cui definiva l'allenatore un "piccolo uomo", anche in questa stagione Totti ha già lasciato il segno. Con il gol su rigore decisivo contro la Sampdoria, epilogo di un match che con le sue giocate aveva ribaltato. E l'altro penalty, però inutile, con il Torino. Lo scorso anno il terzo posto era passato però soprattutto per le sue magie: chissà se basteranno a convincere Pallotta che quell'ultimo contratto siglato a giugno dopo un'estenuante trattativa meriti di essere prolungato per un anno ancora, portandolo a giocare fino alla soglia dei 42 anni. Francesco ci crede. E per la Roma è già una questione da dover scrivere in rosso sull'agenda del 2017. Per evitare un'altra primavera di fuoco.

SENZA I GOL DI DZEKO SPALLETTI NON VINCE - Nella Roma di oggi però il tarscinatore è un altro. Dopo aver portato la Roma alla vittoria contro il Plzen - che ha consegnato ai giallorossi qualificazione e primo posto nel girone - Edin Dzeko trasferisce ai compagni un po' del suo pragmatismo (media stagionale di 0,79 gol a partita) e li proietta alla sfida di domenica contro il Pescara nei panni di leader della squadra: "A Bergamo è stata una brutta sconfitta, ma ora dobbiamo pensare al futuro". Luciano Spalletti si gode i vantaggi del poter fare affidamento sui numeri del bomber bosniaco, ma lo stimola a non abbassare gli standard di rendimento: "Deve diventare ancora più cattivo".  Nelle sette occasioni in cui la Roma non è riuscita a vincere, sono mancati proprio i gol di Dzeko. La relazione simbiotica tra le reti del bosniaco (prima tripletta in Italia, quindicesima realizzazione stagionale in 19 partite) e le migliori prestazioni della sua squadra, lo rendono l'arma più pericolosa a disposizione di Luciano Spalletti. L'assenza di un sostituto di ruolo sta chiamando l'attaccante a carichi fisici continuativi: le risposte atletiche però, anche in funzione del lavoro di prevenzione per lui elaborato a Trigoria, restituiscono un calciatore nel suo miglior momento di forma dal suo arrivo nella capitale. I dati relativi al suo rendimento - che gli hanno fruttato l'inserimento nella Top11 settimanale di Europa League - lo mettono in cima alla classifica dei calciatori più prolifici dei principali campionati Europei: soltanto Cavani (11) e la coppia tedesca Aubameyang e Modeste (12) hanno fatto meglio nei tornei nazionali. Come lui, oltre ad Icardi e Immobile, il centravanti di Conte, Diego Costa, e Lacazette. Quattro le doppiette da inizio stagione (una in Europa League), undicesima rete nelle ultime dieci partite. Infine, detiene il primato nella classifica dei calciatori con più tiri della Serie A (68 conclusioni). La percentuale realizzativa - 41% - rappresenta, però, un dato che impone un lavoro approfondito per far sì che il suo contributo diventi ancor più funzionale. Come continua ad esortare Luciano Spalletti: "Edin ha cominciato a far vedere la sua qualità prendendosi anche carico delle responsabilità - ha dichiarato nel post-partita - Lo ha fatto vedere in occasione del primo gol, ma deve diventare ancor più cattivo. Sul terzo gol, invece di tirare la bomba, l'ha 'zucconata'. Gli capita a volte di non calciare pulitissimo, è molto tecnico e deve fare meglio".

Fonte: repubblica.it

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