Rassegna Stampa

Rudi: “Roma, è il giorno della festa”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 11-05-2014 - Ore 07:58

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Rudi: “Roma, è il giorno della festa”

Mi auguro che possa essere una giornata in cui ci sia il piacere di giocare a calcio. Una bella festa per tutti. È normale la rivalità tra i due club, ma le cose non devono andare al di là della competizione sportiva e del fair play. È pericoloso caricare troppo le situazioni». Garcia riesce a dare un senso anche a questa partita, scegliendo il leitmotiv più appropriato. A metà pomeriggio all’Olimpico, alla luce del sole, lo scontro diretto tra le migliori formazioni del torneo diventa la passerella di fine stagione per i campioni di Roma e Juventus. La cornice è da Champions: più di 60.000 spettatori. Del contorno, invece, il nostro calcio (e lo sport italiano) avrebbe fatto volentieri a meno, ma la violenza che ha caratterizzato la finale di Coppa Italia dello scorso 3 maggio fissa un altro appuntamento ad alta tensione: 1000 agenti si dedicheranno all’ordine pubblico, e 530 steward attenderanno i tifosi già alle ore 15,45 (fischio d’inizio alle 17,45), quando apriranno i cancelli dello stadio.

 

SALUTI E RIMPIANTI
«E’ l’ultimo incontro casalingo di un’annata per noi straordinaria: vogliamo fare una bella prestazione per chi è in tribuna a vederci, per la nostra gente e per il nostro presidente Pallotta» chiarisce Rudi. I bianconeri hanno 11 punti i più e da domenica sono campioni d’Italia per la terza volta di fila. La Roma può solo negare a Conte di toccare (o superare) i 100 punti e di battere la capolista per la seconda volta (su tre match), dopo il successo in Coppa Italia. Il francese sa riconoscere la superiorità dell’avversaria, ma al tempo stesso elogia il rendimento del suo gruppo che chiuderà tra una settimana il torneo con numeri mai visti: «Il nostro è stato un campionato da record ma davanti a noi la Juve non è stata da meno, facendo un percorso da primato. Non so cosa abbia fatto la differenza tra loro e noi, a questo punto non mi interessa. La classifica dice chi è il migliore e chi è secondo: io la rispetto sempre. C’è sempre la possibilità di migliorare, anche se questa è stata una stagione davvero bella che è andata via troppo velocemente. Sembra incredibile, ma già siamo alla penultima giornata».

 

ULTIMA STOCCATA
«Alcune dichiarazioni di Conte non mi sono piaciute». Garcia non dice quali. Ma di sicuro non ha sopportato di essere definito «provinciale». Nè di essere indicato come quello che «alimenta la cultura del sospetto». Stavolta nomina il collega e ne esalta, comunque, il lavoro: «Un allenatore che fa novantasei punti è un tecnico bravo». Si ferma qui. Non gli interessa se Conte resterà ancora sulla panchina della Juve. Giustamente distaccato, non entra nello spogliatoio altrui: «I bianconeri e il suo allenatore faranno quello che ritengono meglio per loro. In ogni caso per noi non cambia nulla. Non serve che l’anno prossimo ci siano le stesse rivali e gli stessi tecnici. Per noi è importante essere competitivi, stiamo lavorando su questo punto».

 

CONTRO I MIGLIORI
A parte Buffon e Vidal, la Juve si presenta con la formazione base. «Dentro solo chi sta al cento per cento: così la Roma darà il massimo» avverte Rudi che, dopo 4 turni, ritrova Destro per il tridente pesante con Totti e Gervinho. Oltre agli infortunati Balzaretti e Strootman, allo squalificato Romagnoli e ai Primavera lasciati a De Rossi senior (solo 19 convocati), deve però rinunciare a De Sanctis (problema al gomito) e probabilmente pure a Maicon (affaticamento muscolare). Il tecnico, con il pieno appoggio di Sabatini, non forza il recupero del portiere titolare anche per vedere il suo vice Skorupski, al debutto in serie A (ha giocato solo contro la Sampdoria, il 9 gennaio all’Olimpico, nel turno secco degli ottavi di Coppa Italia): «Ha un futuro brillante davanti a sé». Il terzino brasiliano, invece, resterebbe fuori per precauzione (spazio a Torosidis): «Decideremo all’ultimo. Sono contentissimo che possa andare al Mondiale, soprattutto visto come stava un anno fa e sono orgoglioso di aver contribuito a questo. Mi dispiace per Castan, anche lui avrebbe meritato la convocazione».

Fonte: Il Messaggero

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