Rassegna Stampa

Scudetto, Grosso come Allegri? Favilli sfida Ponce

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 04-06-2016 - Ore 07:47

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Scudetto, Grosso come Allegri? Favilli sfida Ponce

GAZZETTA DELLO SPORT - D’ANGELO - Per una volta, nessuna sorpresa. L’ultimo atto del campionato Primavera è un grande classico, quasi scontato sin dall’inizio della stagione. E non perché le altre hanno deluso – qualcuna sì, come Milan e Fiorentina rimaste fuori della Final Eight –, ma perché Roma e Juventus hanno rispettato il copione di favorite attraverso risultati e prestazioni. Tutto in una notte, quindi. Roma contro Juve, per una rivalità tra tifoserie che ha radici lontanissime. Poi Ponce contro Favilli, i due leader offensivi. E Alberto De Rossi contro Fabio Grosso, l’allenatore più longevo su una panchina Primavera contro un debuttante in una sfida scudetto. La pressione, forse, è più sulla Juventus, per due motivi: primo per le assenze pesanti della Roma (Sadiq e Tumminello squalificati per due follie, Nura out per un crociato rotto), secondo perché il club bianconero sogna il percorso netto nei tre campionati Nazionali di riferimento. Dopo lo scudetto di Allegri, stasera al Mapei Stadium di Reggio Emilia può arrivare quello Primavera. E dal 10 al 22 giugno, toccherà agli Allievi di bomber Kean tentare l’assalto al tricolore per un en plein che mai nessun club è riuscito a centrare nella storia.

CAVALCATA JUVE Ecco perché il peso dell’impresa è sulle spalle di Grosso, che ha cominciato la carriera da tecnico nel 2013-14 come vice di Zanchetta nella Primavera bianconera. Stagione no, con la Juve subito fuori dalla Youth League e staccata in campionato. Poi l’avvicendamento tecnico, la promozione di Grosso, la cavalcata fino al secondo posto e l’accesso diretto alle finali di Rimini. Inizio promettente per Grosso, ma l’anno dopo la Juve non rispetta le attese, esce ancora ai gironi in Europa e manca clamorosamente la qualificazione alle finali. La Juve conferma Grosso, ma è un’ultima chance. Un’occasione irripetibile per poter rialzare la testa e dimostrare di essere da Juve. E Grosso compie il suo piccolo prodigio (che gli è valso il rinnovo al 2018): dodici vittorie consecutive in campionato e successo al Viareggio. E ora è tempo di aggiornare l’albo d’Oro Primavera, con la Juve con non vince uno scudetto dal 2006. Era la squadra di fenomeni composta da Marchisio, Giovinco, Criscito e Paolucci. Un precedente che può essere di buon auspicio per Audero, Favilli e Romagna, i tre che hanno frequentato con maggior costanza lo spogliatoio di Allegri.

ESPERIENZA Paradossalmente la Roma potrebbe avere la testa più leggera. De Rossi è allenatore navigato – quattordicesima stagione alla guida della Primavera – e in passato ha vinto due scudetti nelle due finali disputate. È abituato a sfide di grande livello, specialmente ora che la sua Roma si fa apprezzare anche in Europa: lo scorso anno ha centrato la Final Four di Nyon, perdendo contro il Chelsea poi campione d’Europa. Quest’anno si è arresa ai quarti contro la corazzata Psg. Ma la squadra gioca bene, diverte e si diverte. D’Urso e Machin abbinano qualità e quantità in mezzo al campo, davanti è tutto nei piedi di Ponce, mister 4 milioni, il più giovane marcatore nella storia del campionato argentino. Era arrivato per fare il vice Dzeko, la rottura del crociato col Barça gli ha brutalmente cambiato i piani. Il futuro è con Spalletti. Il presente è uno scudetto da cucirsi sul petto.

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - D’ANGELO

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