Rassegna Stampa

Scudetto sì, no… forse

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 07-10-2013 - Ore 07:45

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Scudetto sì, no… forse

La ragnatela di Liedholm, la solidità difensiva di Capello, l’imprevedibiltà di Spalletti. E, per tornare a paragoni più recenti, il possesso palla di Luis Enrique e gli strappi di Zeman. La Roma di Garcia è la sintesi di tutto il bello del passato. Non la più forte in assoluto, ma fino ad ora certamente la più completa, senza difetti apparenti. Una squadra ai limiti della perfezione, partita per rientrare in Europa dalla porta secondaria e improvvisamente catapultata al primo posto. Senza vie di mezzo.

Da lassù, seppur tallonati a due punti da Juve e Napoli, si può sognare quello che sembrava impossibile immaginare. Sì, lo scudetto, quella parola che da Totti in giù i romanisti non si azzardano a nominare, un po’ per scaramanzia, un po’ per la consapevolezza che questo momento magico, in un modo o nell’altro, è destinato a finire.

Sarebbe strano il contrario. La squadra di Garcia gioca come nessuno in serie A, non prende gol e ne segna tre a partita All’inizio partiva lenta e si prendeva la vittoria nella ripresa, nelle ultime due occasioni ha chiuso subito i giochi: un segnale di crescita. Dall’esordio a Livorno fino al trionfo di San Siro è una Roma più consapevole della sua forza, più rodata nei meccanismi, con una maggiore intesa tra i giocatori, molti dei quali nuovi acquisti. Nella formazione base ci sono cinque «colpi» dell’ultima rivoluzione operata da Sabatini: De Sanctis, Maicon, Benatia, Strootman e l’incredibile Gervinho. Al loro fiancosono tornati a splendere tutti quelli che avevano stentato nelle ultime due stagioni.

L’unico segno di continuità ha le sembianze di Francesco Totti. Un fuoriclasse eterno che sta vivendo l’ennesima giovinezza della sua straordinaria carriera. «Sta meglio ora di quando aveva 30 anni» ha sottolineato De Rossi a Milano. Un Totti dimagrito, tirato a lucido, motivatissimo e spensierato anche grazie al contratto appena firmato e atteso con un po’ di apprensione. Nei 562 minuti giocati dall’inizio del campionato, il capitano è subito balzato in testa alla classifica degli assist in serie A con 25 suggerimenti per i compagni, ha segnato 3 gol avvicinandosi ancora a Piola (ora siamo a 230 contro 274), ha giocato una media di 73,5 palloni a partita, con un tasso di 69,3% di passaggi riusciti). I suoi tocchi non sono mai banali: tiene la palla per quasi 3’ minuti di media a partita e regala 14,6 giocate utili. Ma quello che «fa notizia» è il numero di palloni recuperati: 3,6 a match. Un ragazzino di 37 anni che sta tirando il gruppo insieme a Garcia. L’impatto del francese su una Roma dilaniata negli ultimi due anni è andato oltre qualsiasi previsione. Ma è lui per primo a predicare calma, realismo. «L’obiettivo non cambia: rientrare in Europa» ha ripetuto dopo il settimo successo. «Lo scudetto non ci riguarda» gli ha fatto eco Totti.

Chissà cosa si dicono, invece, in privato. E come commentano le statistiche più indicative:chi è partito così bene nella storia del campionato ha sempre vinto il titolo alla fine, tranne l’Inter del 1966/67 che chiuse al secondo posto. Un risultato per cui tutti a Trigoria avrebbero firmato a inizio anno. Adesso non si può.

Fonte: Il Tempo – Austini

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