Rassegna Stampa

«Se fermano il nostro stadio faremo causa al Campidoglio»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 15-06-2016 - Ore 07:03

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«Se fermano il nostro stadio faremo causa al Campidoglio»

CORRIERE DELLA SERA - MENICUCCI/PIACENTINI - Dopo le Olimpiadi, lo stadio della Roma. Un investimento (privato) da circa 1,7 miliardi di euro, da realizzarsi a Tor di Valle, per il quale l’Assemblea Capitolina, il 22 dicembre 2014, deliberò la dichiarazione di «pubblico interesse». I favorevoli furono 29, gli astenuti 3, i contrari 8. E tra questi, anche Virginia Raggi — insieme agli altri tre consiglieri di M5S — che oggi, pronostici alla mano, si prepara a diventare la prima donna sindaco di Roma.

Ora, se batterà al ballottaggio Roberto Giachetti, toccherà a lei decidere cosa fare di quel progetto, sul quale in campagna elettorale si è detta «favorevole purché venga fatto all’interno della legge». Alla Roma Calcio, in queste ore, c’è grande agitazione. Tanto che Mauro Baldissoni, digì giallorosso, ieri mattina ha incontrato un ristretto gruppo di cronisti per spiegare la posizione del club giallorosso: «Se fermano il progetto dello stadio, si assumono il rischio di una causa per centinaia di milioni di euro». Parole che, inevitabilmente, piombano sulla campagna elettorale a cinque giorni dal voto e proprio in concomitanza col confronto di stasera a Sky, dalla piazza del Campidoglio.

Dice Baldissoni: «Non siamo andati al Comune per dire “lo stadio lo facciamo qui”, ma abbiamo scelto Tor di Valle attraverso un percorso professionale che è stato sottoposto a due differenti giunte. Sono stati investiti tanti soldi, non si può dire oggi che lo stadio si deve fare da un’altra parte». È quanto disse la Raggi: «Se vinciamo — dichiarò a Radio Radio — ritiriamo la delibera sulla pubblica utilità. Lo stadio della Roma si farà da un’altra parte. Siamo a favore degli stadi per le società, ma ci opponiamo a operazioni edilizie che siano solo speculative e Tor Di Valle appare come tale: su un milione di metri cubi previsti, solo il 14% va per lo stadio». E dove vorrebbe l’impianto? «Magari a Tor Vergata», scambiandolo forse con il villaggio olimpico.

Baldissoni è netto: «Se la politica vuole riaprire la questione, si assumerà il rischio di una causa milionaria. Soldi che potrebbero utilizzare per ripianare le buche... Ma siamo sereni: non ci sono motivi per rinunciare ad un simile progetto». Contro lo stadio si è schierato anche Paolo Berdini, assessore «in pectore» della Raggi: «Berdini, negli ultimi tre anni, si è addormentato...», scherza il dirigente romanista. Ma la Roma ha incontrato i due candidati a sindaco? «No, lo faremo quando uno dei due sarà eletto». E se ci fosse un dietrofront? «La Raggi non sa di cosa parla... L’iter politico è esaurito». E poi, a Baldissoni, scappa la battuta: «Come il candidato a sindaco...». Basta e avanza, per alimentare il fuoco delle polemiche.

 

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