Rassegna Stampa

Senza il centravanti la Roma produce poco. Dzeko sistema le cose

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 20-03-2016 - Ore 07:58

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Senza il centravanti la Roma produce poco. Dzeko sistema le cose

LA GAZZETTA DELLO SPORT - SCHIANCHI - Roma e Inter alzano l’asticella degli obiettivi: provano a fare gol senza centravanti di ruolo. Impresa complicata, ma non impossibile. Basti pensare alla Grande Ungheria, quella che, nel novembre del 1953, fece crollare l’impero dell’Inghilterra battendo 6-3 i Maestri nel tempio di Wembley: c’era Nandor Hidegkuti che agiva da centravanti arretrato, e c’erano le finte mezzali Kocsis e Puskas che s’infilavano negli spazi e regalavano magie. Mosse semplici, rese possibili dal fatto che, a quel tempo, si marcava a uomo e il movimento all’indietro di Hidegkuti trascinava fuori posizione lo stopper inglese Johnston e lasciava campo libero ai due fenomeni dell’Ungheria.

PRO E CONTRO - Nel calcio di oggi, molto tattico, dove tutte le soluzioni vengono studiate a tavolino perché c’è un’approfondita conoscenza delle squadre, certe «invenzioni» finiscono per essere di difficile applicazione. Se a costruire la manovra è Perotti, tanto per fare un esempio, è sufficiente che un centrocampista dell’Inter vada ad «accorciare» sull’argentino quando questi entra in possesso di palla, i terzini si bloccano su Salah ed El Shaarawy e le strade sono chiuse. Se, invece, è Ljajic a prendere l’iniziativa, il mediano centrale della Roma va ad affrontarlo, mentre i compagni di reparto stringono le marcature sugli altri interisti che si sganciano. Senza centravanti di ruolo si ha il vantaggio di non dare punti di riferimento alla difesa nemica e si può, in certi casi, sfruttare la superiorità numerica, ma si perde la possibilità dell’azione in profondità, del lancio lungo e del gioco aereo.

QUESITO - A conti fatti, per una squadra che attacca a pieno organico (come la Roma) sarebbe più logico avere un centravanti (stile Dzeko) in grado di fare la sponda e di allungare la difesa dell’Inter con continui scatti in profondità. Invece per i nerazzurri (che comunque i centravanti non li hanno a disposizione: Icardi infortunato e Palacio squalificato) è sensato utilizzare questa formula perché, impostando una gara prudente, fatta più di contropiede che di possesso, non si consegna un uomo alla retroguardia della Roma e lo si utilizza nella costruzione della ripartenza. Non è un caso che Spalletti, appena andato in svantaggio, tolga Keita e inserisca Dzeko, cioè il centravanti che gli mancava. E non è un caso che con il bosniaco i giallorossi costruiscano diverse occasioni da gol. A questo punto viene da chiedersi il perché delle scelte iniziali, soprattutto alla luce della scarsa produzione offensiva prima dell’ingresso di Dzeko. Quando si attacca per molto tempo avere un centravanti può far comodo, e parecchio. A meno che non si abbiano in squadra Kocsis e Puskas, ma non è il caso della Roma.

ALL’ATTACCO - E’ sufficiente guardare i dati di Dzeko per capire quanto la Roma ne avesse bisogno, anche soltanto in termini di presenza in area di rigore: 15 palloni toccati, 3 tiri effettuati, 2 cross, una occasione creata. Qui non si sta discutendo della qualità della prestazione, ma dell’importanza del ruolo. Se hai, come la Roma, il 58,7 per cento di possesso palla, se tieni il baricentro a 53 metri, se l’atteggiamento nel fuorigioco è molto alto (31,6 metri) significa che intendi impostare una partita spiccatamente offensiva. Allora un centravanti vero, e non un «falso nueve», è necessario, anche per tenere impegnati e sempre in allarme i due centrali avversari. Fino a che non è entrato Dzeko, Miranda e Murillo non hanno avuto grandi problemi: qualcosa vorrà dire.

Fonte: La Gazzetta dello Sport - Schianchi

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