Rassegna Stampa

Serie A a 18 e B a 20? Questione di soldi

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 10-05-2015 - Ore 18:22

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Serie A a 18 e B a 20? Questione di soldi

REPUBBLICA.IT - BIANCHI - Settimana decisiva per la "madre di tutte le riforme", come l'ha chiamata Carlo Tavecchio. E' la riforma dei campionati, quantomai indispensabile vista la situazione in cui versa il nostro calcio. Il presidente della Figc incontrerà i vertici delle Leghemartedì prossimo (se Maurizio Beretta darà la sua disponibilità) oppure venerdì: Tavecchio vuole capire se c'è la volontà politica di andare avanti e trovare un accordo entro il 30 giugno. Il traguardo, si sa, è una serie A a 18 (ora è a venti) e una B a 20 (ore 22). Sulla Lega Pro, col presidente Macalli squalificato per sei mesi, non si sa ancora che fare: Damiano Tommasi, n.1 del sindacato calciatori, ha già espresso le sue perplessità su promozioni-retrocessioni. Ma il nodo è fra serie A e B: il "mediatore" Claudio Lotito (sempre lui...) ha proposto all'amico-nemico Andrea Abodi 100 milioni per la serie B in cambio di una sola promozione ed eventualmente altre due tramite uno spareggio con penultima e terzultima di A. Abodi resiste: ma sa benissimo che questa è un'occasione unica, forse l'ultima, per trovare un nuovo sistema di indennizzi, di riequilibrare il sistema-calcio, di dare stabilità alla sua Lega.

Abodi ha ambizioni legittime: è stato già vicino a diventare il n.1 della Lega di serie A e non gli spiacerebbe riprovarci. Per poi puntare magari alla Figc. Ma sa benissimo, Abodi, che prima deve trovare un accordo col "mediatore" (Lotito appunto) dei grandi club. E nel pacchetto di questo accordo c'è anche la riforma dei campionati: una serie A a 18 sarebbe un vantaggio per i club che fanno le Coppe europee, per il ct di turno che avrebbe più spazio con gli stage della Nazionale, per gli spettatori e le tv perché ci sarebbero meno partite noiose e meno turni infrasettimanali d'inverno. Insomma, è arrivato il momento di provarci: se, come sembra, è una questione di soldi allora si potrà trovare un'intesa. Tavecchio ha anche minacciato di rivolgersi al Coni che potrebbero nominare un commissario ad acta e spazzare via il diritto di veto (ora ci vuole il 75% dei consensi per le modifiche statutarie e anche per la riforma dei campionati). Ma questa, e Tavecchio lo sa, è una via rischiosa. Calciatori e allenatori sarebbero messi in minoranza. "Non se ne parla nemmeno, non passerebbe mai una simile modifica: è contro la legge", il pensiero di Renzo Ulivieri, leader dell'assoallenatori. Meglio un accordo fra Leghe e componenti in modo che la riforma possa andare a regime fra due stagioni. La Figc ha già dato una stretta quantomai indispensabile alle iscrizioni dopo il caso-Parma: ora un altro passo, decisivo. Tavecchio è stanco di aspettare ed è pronto a dare battaglia.

Il silenzio di Alfano e le norme anti-gogna quasi pronte
Dopo gli incidenti del derby di Torino, il mondo del calcio aveva chiesto aiuto, e un incontro urgente, al ministro Angelino Alfano. Ma non si sa nulla, l'incontro al Viminale non è stato ancora messo in calendario: Alfano d'altronde ha molti problemi. La Figc intanto sta chiudendo con le modifiche alle norme del codice di giustizia sportiva: in futuro non ci saranno più calciatori costretti ad umiliarsi davanti agli ultrà. L'ufficio legale di via Allegri sta lavorando in sintonia con le Leghe: saranno previste sanzioni per i calciatori (squalifiche) e per i club (ammende) che non rispetteranno le nuove disposizioni. Il pacchetto sarà presentato dopo il 22 maggio in consiglio federale: la Figc vuole aspettare prima che ci sia l'appello per Macalli (ora qualificato per sei mesi).

Fonte: REPUBBLICA.IT - BIANCHI

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