Rassegna Stampa

«Serve ancora tanto lavoro»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 08-02-2016 - Ore 07:57

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«Serve ancora tanto lavoro»

IL MESSAGGERO - CARINA - «E poi, ci vuole anche un po’ di cu…». Schietto come al solito.Luciano Spalletti non si nasconde: «Questa è una Roma che ci deve spiegare che vuole fare perché ultimamente quando sei convinto che ha imboccato la strada giusta poi si torna indietro».  Chissà se anche lui è a conoscenza di un proverbio svedese che ama ricordare come «la fortuna non dona mai, presta soltanto». Intanto ne conia uno al volo: «Il metro fa come il centimetro: prendi la traversa e vinci. Va un po’ più basso e pareggi». Della serie, i problemi vanno risolti il prima possibile: «I ragazzi si erano preparati una vittoria abbastanza gestibile, bastava far girare palla. Poi c'è stata una situazione di disagio e si è invertito tutto il proposito iniziale. Meno male che l'abbiamo vinta. Quanto accaduto me lo spiego male. Non so accostare l’atteggiamento in questa gara con quanto vedo negli allenamenti. A livello psicologico un po’ si bloccano, anziché giocare la palla, la si butta via troppo facilmente. Ne dovremo parlare». Arriva la domanda delle 100 pistole: cresciuta la Sampdoria o calata (come ha sottolineato Montella) la Roma? Apparentemente il tecnico non ha dubbi: «Sono cresciuti loro perché hanno dei palleggiatori forti. Noi dovevamo essere più corti, si doveva riuscire, a livello di fase difensiva, a farsi aiutare dal centrocampo». Prova ad eludere il problema fisico palesato anche ieri ma poi è costretto a parlarne: «Qualche cosa ho tentato di farla, vedendo le abitudini precedenti abbiamo incrementato l'allenamento, lo sviluppo è qualitativo».

TOTTI DA SALVAGUARDARE - S’irrigidisce soltanto quando gli viene chiesto del mancato impiego di Totti: «Non posso chiedergli metri ma qualità. In questa partita non lo avrei messo a suo agio nel farlo entrare. E vi garantisco (rivolgendosi alla platea, ndc) che ci tengo più io a lui, di voi. Non bisogna chiamarlo sempre in campo, quando mi farà vedere che dà qualcosa in più rispetto ad un altro calciatore, perché non lo devo far giocare?». Passerella finale su Dzeko («I medici, che non ho bruciato, mi hanno detto che non aveva più di 30 minuti nelle gambe») e Salah: «Inserirò la regola che quello che non passa la palla deve portare a cena fuori il compagno a cui non l’ha passata. A lui toccherà usare il bancomat…».

Fonte: Il Messaggero - Carina

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