Rassegna Stampa

Si è perso il Milan

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-10-2015 - Ore 07:32

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Si è perso il Milan

CORRIERE DELLA SERA - RAVELLI - Attacca male, difende peggio, crea e corre poco. E quando va sotto (ma forse non solo) trema. Il Milan s’è perso. Non c’è niente da salvare nella squadra vista contro il Napoli. Non c’è uno dei problemi evidenziati nelle scorse stagioni che sembri risolto, o almeno in via di guarigione. Non la tenuta difensiva, non la qualità del gioco, non la personalità, non l’intensità. Tradotto in numeri significa: 13 reti incassate (seconda peggior difesa), otto segnate (1,1 a partita, il Milan è 11° in questa classifica), di cui zero nelle quattro sconfitte. Solo 57 tiri, appena 25 nello specchio. Secondo i dati della Lega di A, il Milan è la squadra che corre di meno con appena 606,21 km percorsi e, quando è andata in svantaggio, non ha mai recuperato. 
La società il giorno dopo rimane in silenzio, non processa Sinisa Mihajlovic, ma nemmeno lo sostiene. E il silenzio (pubblico) non è un bel segnale per nessuno. L’impressione è che il club sia impotente: senza soluzioni né una bussola. Silvio Berlusconi viene definito più che altro «sconsolato», e a volte è uno stato d’animo persino peggiore della rabbia: il tecnico serbo gli piace, ma è chiaro che non può accettare di vedere la sua squadra umiliata a San Siro, né di avere raccolto cinque punti in meno dell’anno scorso, dopo aver speso 83 milioni contro i (circa) zero per la rosa di Inzaghi. La sosta servirà per riflettere. È anche chiaro che pagare un quarto allenatore sarebbe una follia, anche perché se personalità diverse in panchina si sono ritrovate con gli stessi problemi significa che le responsabilità sono diffuse. «La colpa è di tutti, mia per primo, poi di tutti gli altri — ha detto Mihajlovic a Striscia la Notizia —. Noi lavoriamo, poi vediamo se la società dovrà prendere delle decisioni…». 
Mentre valuta quali prendere, però, il presidente non dovrebbe esimersi dall’autocritica: la società è sempre ferma in mezzo al guado tra mal gestite velleità di cambiamento (vedi la vicenda dello stadio) e improbabili eterni ritorni (Braida, Boateng, ma anche i soliti presidenti e procuratori con cui si fanno affari). Adriano Galliani ripete che «la rosa è da primi posti», Mihajlovic però dice chiaramente che il Napoli è più forte. Ma quante squadre sono più forti oggi del Milan? Anche gli obiettivi ora sono incerti. In realtà, nonostante i soldi spesi, difesa e centrocampo non sono all’altezza. Alcuni elementi mostrano limiti già visti (Zapata, De Sciglio), i nuovi acquisti hanno deluso, soprattutto i più costosi Romagnoli e Bertolacci. Le colpe si intrecciano: la società ha pagato troppo qualche acquisto, ma l’allenatore ha sbagliato certe valutazioni, per esempio Ely, troppo tenero per la A. Poi il centrocampo: Montolivo play non risolve tutti i problemi di gioco, Bertolacci e Kucka non hanno assorbito il salto dal Genoa al Milan e non è chiaro quale sia la loro dimensione. O forse sì. Così anche Bacca e Luiz Adriano (spenti di loro con il Napoli) non bastano. A Sinisa trovare una soluzione, magari inserendo Balotelli (quando guarirà) nel tridente, magari rinunciando al 4-3-1-2 per un più coperto 4-4-2, visto che un trequartista che funziona non ce l’ha. 
Non ci sono solo limiti tecnici, ma di personalità. E forse, tra tutti i problemi, quello psicologico sembra il più grave. «Ci vorrebbe Freud...» ha detto Mihajlovic. Da lui, però, ci si aspettava che trasmettesse stille della sua grinta: la squadra, invece, ha paura. Un particolare rivelatore: Sinisa ha rivelato di aver chiesto a Bertolacci di fare il trequartista e che il giocatore non se l’è sentita. Ora il rischio è che la sfiducia prenda piede e contagi tutto. Persino il compassato (e fin qui pessimo) Honda si è sfogato: «Se giochiamo così sarà impossibile tornare grandi per i prossimi 5-10 anni. Le cose che non vanno riguardano società, allenatore e giocatori, che non sono tranquilli. Se non possiamo spendere come il City o il Psg dobbiamo cambiare sistema, agire sulla programmazione...». 

Fonte: CORRIERE DELLA SERA - RAVELLI

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