Rassegna Stampa

“Sia una festa non una guerra”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 01-11-2014 - Ore 08:45

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“Sia una festa non una guerra”

In vetta si sta bene, ma il rischio di scivolare è sempre altissimo. La Roma, appena tornata lassù a far compagnia alla Juventus, non ha il tempo per godersi l’aria buona: oggi pomeriggio gioca a Napoli, un esame scudetto durissimo in uno stadio che ribollirà d’odio.

Alla vigilia Garcia ha provato a dare il suo piccolo contributo per svelenire il clima, ricordando che «il calcio deve essere festa, amicizia, rispetto degli altri colori. Prima di una partita una famiglia non dovrebbe porsi la domanda se portare o no il bambino allo stadio. Ma purtroppo succede anche in Francia». Detto che difficilmente qualsiasi appello verrà ascoltato, la sfida rischia di essere scoppiettante anche in campo. «Il Napoli è una squadra forte – riconosce Rudi – e in casa lo è anche di più. I numeri dimostrano che hanno delle qualità in attacco e dei problemi in difesa. Poi c’è il fattore fisico: giocando ogni tre giorni non si sa chi starà meglio. Ma non cambia il nostro atteggiamento: giocheremo cercando di tornare con un risultato positivo. Se siamo primi vuol dire che possiamo farlo».L’allievo Garcia, che da Benitez ha imparato qualche segreto, al San Paolo ci ha già rimesso le penne due volte nella scorsa stagione, «ma anche noi – rimarca il francese – li abbiamo battuti due volte in casa». Sembra più rilassato rispetto ai giorni seguenti la mazzata presa dal Bayern. «Sembrava che dopo la Champions lo spogliatoio fosse sotto terra, e non era vero, e dopo l’aggancio alla Juve pare che siamo sopra le nuvole: non è vero neanche questo. La classifica dice il momento, non come finirà. Sarà un torneo differente dall’anno scorso, tutti perderanno punti per strada, noi dobbiamo renderlo uguale solo nell’arrivare tra le prime due».

Il caso-Destro prova a chiuderlo minimizzando dopo aver parlato giovedì qualche minuto con il ragazzo. «È normale che un allenatore pensi a tutta la squadra mentre un giocatore pensi a se stesso. Nella mia testa Mattia non è sotto gli altri, ci sono soltanto parametri da tenere in conto a seconda delle partite». L’altro muso un po’ triste è quello di Iturbe, «ma lui ha capito il nostro gioco, non sta abbastanza bene sul piano fisico. E poi riesce a esprimersi con più facilità quando ha spazio». Ecco, il Napoli qualche metro più del Cesena potrebbe lasciarglielo. Chiusura su Tagliavento & Co.. «Prima della partita ho sempre fiducia nei 6 arbitri. Dopo, a volte, c’è da dire qualcosa: spero

Fonte: Il Tempo

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