Rassegna Stampa

Solo due «sindaci» favorevoli allo stadio

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 03-03-2016 - Ore 07:19

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Solo due «sindaci» favorevoli allo stadio

IL TEMPO - MAGLIARO - Il quesito è quantomai d’attualità. Se l’iter del nuovo Stadio della Roma di Tor di Valle non fosse ancora chiuso e, quindi, fosse modificabile, che decisione assumerebbero le diverse forze politiche che si candidano alla guida della città?

Partiamo dalle posizioni chiare: a favore del progetto, sic et simplicter, senza se e senza ma, ci sono solo due candidati, di segno opposto: Roberto Giachetti (Pd) e Francesco Storace (La Destra).

Il primo, in occasione di un tour elettorale proprio alla stazione della Roma-Lido di Tor di Valle, ha affermato: «Lo stadio giallorosso? Ho sempre detto che qualunque iniziativa privata che porti a Roma miglioramenti infrastrutturali è un qualcosa di positivo. Anche se fosse un impianto della Lazio, della Fiorentina o della Juventus, se aiutasse a fare investimenti su strutture sulle quali non potremmo farli, sarebbe positivo. Mi sembra che costruirlo qui a Tor di Valle sarebbe una cosa positiva. Ovviamente deve essere fatto in piena legalità e assoluta sicurezza ma questo lo stabiliranno gli uffici competenti».

Storace, più volte sollecitato sull’argomento dal svariate radio private della Capitale, ha detto: «Sono assolutamente favorevole allo stadio della Roma. E non capisco la logica di chi sia contrario. Se ci sono problemi infrastrutturali si risolvano. Pagano tutto i privati, è una polemica che oggettivamente non riesco a concepire. La legge dice una cosa semplice: il privato sceglie l'area dove realizzare l’opera e il Comune può dire di sì o dire no. Il privato spende un pacco di soldi e la città nemmeno un euro. Non c’è un referendum da fare sullo stadio, ma c’è una scelta amministrativa da compiere. E io sono favorevole».

Poi c’è Roberto Morassut, altro candidato alle primarie Pd e - come Giachetti, Storace, Marchini e Bertolaso - tifoso della Roma, un po’ più sfumato ma sostanzialmente d’accordo sul progetto: «Ho espresso all’inizio di questa storia le mie perplessità non sullo stadio della Roma, ma sulla zona. Io sono romanista però da due anni dico che la localizzazione avrebbe presentato dei problemi. Ho fatto anche una battaglia in parlamento sulla norma sugli stadi. Ma l’amministrazione deve avere sempre una sua continuità: non devo mettermi a riaprire i dossier soltanto perché devo imporre un punto di vista politico. C’è un procedimento. Se questo andrà avanti bene, non si riapriranno fascicoli. Certamente vorrò vedere le carte, perché il Comune è parte in causa. Se dovessi occuparmene, svolgerò il mio ruolo con massimo rigore ma non ho alcuna intenzione di stravolgere politicamente l’iter solo perché ho un’idea diversa».

Illustrate le posizioni più chiare, entriamo nel politichese o, se si preferisce, nel «un colpo al cerchio e uno alla botte». Nessuno dice in modo netto «no» ma tutti aprono con un «sì allo stadio», salvo poi aggiungere un «ma» che è tutto tranne che un assenso netto.

Virginia Raggi, candidata Sindaco di 5Stelle, il giorno della presentazione della sua candidatura e poi sulle colonne de Il Tempo, ha affermato: «Siamo favorevoli a uno stadio sia per la Roma che per la Lazio ma non vogliamo speculazioni edilizie». Dai 5Stelle, però, aggiungono: «Se vinciamo, valutiamo il progetto, la sua regolarità, tutte le carte e troviamo un equilibrio tra quello che può essere l’introito di una società privata come quella americana che detiene l’AS Roma e il beneficio che ne possono trarre i suoi tifosi e i cittadini in generale, in termini di servizi e infrastrutture. Roma oggi non può certo permettersi di regalare o svendere il suo suolo, quindi ogni cosa merita una sua attenzione specifica».

Stefano Fassina, candidato di Sinistra Italiana, lancia una proposta: «Noi vogliamo farlo lo stadio della Roma ma perché invece di costruirlo sui terreni di Parnasi non lo facciamo su terreni pubblici come Capannelle? Facciamo in modo che non sia una delle ennesime speculazioni edilizie che poi pesano sulla città nei prossimi decenni. Perché dobbiamo costruire insieme allo stadio tre grattacieli in un territorio che l’Istituto nazionale di urbanistica considera a rischio esondazioni quando abbiamo migliaia di uffici liberi all’Eur? Concentriamoci sullo stadio della Roma e magari non di Pallotta che poi lo affitta». Peccato che cambiare terreno significhi ricominciare tutto da capo.

Gianfranco Mascia, in corsa per le primarie del Pd come portavoce dei Verdi, ha più volte, nel corso del biennio 2014-2015, parlato di «pubblica inutilità dello Stadio. Sì alla nuova casa giallorossa - è il suo pensiero - no alla cementificazione». Passando dall’altro lato, versante centrodestra, il candidato indipendente Alfio Marchini afferma: «Noi come lista in consiglio comunale abbiamo detto di no al progetto presentato. Non perché siamo contro lo stadio, quello ci vuole, il problema è che va rivista la parte dei servizi connessi di quell’area, le opere accessorie. Detto questo, l’area di Tor di Valle in sé va bene. Sono profondamente convinto che la Roma debba avere un suo stadio, senza se e senza ma».

Guido Bertolaso, candidato sostenuto da Forza Italia e Fratelli d’Italia, non si è ancora espresso. La sua unica dichiarazione in merito riferiva di «un’idea geniale per lo Stadio della Roma ma non la dico perché devo parlarne prima con chi mi ha candidato». Dentro Forza Italia, la linea è di assoluto «ok» allo Stadio (Antonello Aurigemma e Davide Bordoni) ma, all’interno di Fratelli d’Italia, l’idea non è affatto condivisa.

Fabio Rampelli, numero due del partito, in una nota scrive: «Vari candidati prendono posizione sulla realizzazione degli stadi della Roma e della Lazio, senza uno straccio di ragionamento urbanistico: fabbisogno reale e impatto ambientale. Nessuno ragiona sulla domanda di stadi per la Capitale e per i cittadini, ci si schiera a favore dell’uno per averne la compiacenza e a favore dell’altro per motivi simmetrici. Meno male che non sono usciti altri proprietari terrieri con la mania degli stadi, altrimenti avremmo dovuto costringere fisicamente tutti i romani a iscriversi alle scuole di calcio. Roba da far impallidire il ventennio. Gli stadi esistenti sono due, quelli sul trampolino di lancio sarebbero due... Quattro stadi per Roma! Non è il titolo di un film comico ma un melodramma».

 

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