Rassegna Stampa

Spalletti ci crede «Siamo alla pari Totti? Io alleno una squadra...»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 17-02-2016 - Ore 07:33

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Spalletti ci crede «Siamo alla pari Totti? Io alleno una squadra...»

LA GAZZETTA DELLO SPORT - PUGLIESE - «Abbiamo il 50% di possibilità di passare il turno. A noi piace anche fare qualche sorpresa, ma se alla fine ci qualificassimo per i quarti di finale non sarei sorpreso più di tanto». Spalletti è davvero ottimista o prova solo ad esserlo? Probabilmente, la verità è nel mezzo. Ottimista lo è, perché vede la Roma in crescita, ma magari non fino ad arrivare a quel 50% lì. Dentro c’è qualcosa di più, un messaggio di fiducia alla squadra, un modo come un altro per dirle indirettamente di andare in campo e di provare a giocarsela. Psicologia sportiva. Come qualcosa di psicologico c’è anche nelle dichiarazioni rilasciate ad As: «La Roma ha sbagliato a cambiare Garcia, un allenatore non si discute per qualche brutto risultato. Bisogna aspettare...».

CONFRONTI REAL - Acqua passata, oramai. A pensare al Real Madrid stasera sarà proprio lui e non più Garcia. «Abbiamo imboccato una strada dove poter esaltare le nostre qualità — dice Spalletti — Ci vogliono delle conferme e questa è la partita più adatta per vedere se la strada è quella giusta. Io sono fiducioso». Anche se ci sarà da fermare uno che si chiama Ronaldo («Ma non lo marcheremo in tre, altrimenti mi servono 33 giocatori per affrontare il Real, chi giocherò da quella parte sa che varrà come Ronaldo») e magari evitare di farsi trovare scoperti: «Questo Real parte meglio di quello che affrontammo otto anni fa, quello ti avvolgeva con il gioco e ti schiacciava. Questo, invece, è più cattivo e ribalta l’azione con una velocità impressionante. Zidane? Diventerà un grande allenatore, avendo giocato a livelli altissimi per lui sarà più facile». 

COLPETTI A TOTTI E - poi c’è il capitolo Totti, che Spalletti aveva già toccato con As: «Io alleno la Roma, non Totti. Il nostro rapporto? Dal mio punto di vista perfetto, poi dovreste chiederlo a lui... Il mio obiettivo sono i risultati, scelgo in funzione di questi e non della storia di un giocatore. Altrimenti stavolta vinceremmo noi, mettendo in campo lui, Maicon, Keita e De Sanctis. Francesco illumina la fase offensiva, ma se c’è da pressare per lui è più difficile. Il suo utilizzo dipende dalla forza dell’avversario che affrontiamo. Per vincere ci vuole forza, corsa, disponibilità per il compagno e sacrificio. E non è vero che per me i giocatori sono tutti uguali, per me contano quelli che hanno queste cose». Chissà che ne penserà il capitano giallorosso... 

Fonte: La Gazzetta dello Sport - Pugliese

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