Rassegna Stampa

Spalletti punge Sarri «Io gioco a ogni ora»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 17-04-2016 - Ore 07:06

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Spalletti punge Sarri «Io gioco a ogni ora»

GAZZETTA DELLO SPORT - STOPPINI - Bello senz’anima, canterebbe un uomo con tanti capelli, concedendosi una piccola licenza rispetto alla poesia originale. Luciano Spalletti i capelli non li ha più, ma non gli manca certo la forza per fissare un confine inesplorabile del suo lavoro. «Sono un uomo senza sentimento, senza anima: ho un’unica attenzione, i risultati della Roma». Che poi, a leggerlo bene, era solo un modo di passare con l’evidenziatore sopra a un concetto chiaro da una decina d’anni almeno. Flash-back, l’addio di Antonio Cassano dopo sei mesi dall’arrivo del tecnico alla Roma, rivisitato a pochi mesi di distanza. «Che effetto mi fece il suo addio? Lo stesso di quando andarono via Bovo e Corvia». Freddo sicuro, spietato o lucido dipende dalle sfumature che si vogliono dare, tanto il sottofondo musicale vale per Totti, De Rossi e chi volete. Pure per Dzeko, che oggi con l’Atalanta dovrebbe tornare titolare oltre un mese dopo l’ultima volta, 13 marzo a Udine. O anche per Pjanic ed El Shaarawy, destinati a una panchina iniziale.

Contro Napoli Spalletti questo è. E quei risultati, l’unico dio a cui sente di rispondere, ora sono tremendamente dalla sua parte. Al punto di rilanciare per il secondo posto, quando ancora non sapeva che il Napoli avrebbe perso a San Siro. Perché è lì che andava la testa dell’allenatore. Ci andava mentre spediva una frecciata diretta al collega del Napoli Maurizio Sarri, che in più di un’occasione in passato si è lamentato dell’orario delle partite. E così Spalletti, rispondendo a una domanda della tv di famiglia sul match di oggi alle 12.30, ha raccolto l’assist: «Una volta con lo Zenit andammo a giocare in Siberia: volo di 5 ore, fuso orario di 4, match alle 12 che dunque per noi voleva dire le 8 del mattino. Per non parlare di quando andammo fino a Vladivostok. Ecco, in Russia ho imparato che a calcio si può giocare a qualsiasi ora e con qualsiasi temperatura. Ed è un concetto che andrebbe trasferito anche in Italia». La frecciata numero due, in direzione Napoli, è partita a proposito della riduzione dello stop di Higuain: «Se avessi avuto io un giocatore forte squalificato, non sarei stato a far pesare troppo quello che manca alla mia squadra. Per noi, in ogni caso, non deve cambiare niente. È una questione di convinzione: noi siamo la Roma, possiamo vincere contro chiunque, dobbiamo far vedere che siamo più bravi di loro. Sarebbe una debolezza sperare in una loro assenza».

MOVIOLA Sì Lo Spalletti che rilancia, lo fa a tutto campo. Pure sulla moviola, per dire: «La sperimentazione? Era ora, finalmente. Ma io farei di più: vorrei il tempo effettivo, non è in quel modo che il gioco si spezzetta. E poi dico che ci vorrebbero cinque sostituzioni, tre sono poche e non permettono di mostrare tutta la forza di una squadra». Chissà se riuscirà ad aprire un dibattito. Di aperto, per ora, c’è il rimpianto per aver vissuto una stagione a metà, con pochi tifosi. E qui Spalletti ha fatto pure autocritica: «In passato ne ho parlato, sbagliando qualche riferimento (Gabrielli?, ndr). Se avessimo noi uno stadio come quelli che si vedono in Europa, avremmo qualcosa in più da mettere dentro la partita, sarebbe una spinta importantissima. Ma guai a cercare alibi,». Guai pure a volgere sguardi altrove. Il messaggio alla squadra è arrivato chiaro, il mercato non sia una distrazione: «Fino a giugno si pedala forte, poi saremo noi a scegliere chi mandare via. E nel mio caso, sarà la società a decidere sul futuro». Senza anima, senza sentimento, giusto guardando i risultati.

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - STOPPINI

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