Rassegna Stampa

Sponde e verticalità Così Dzeko illumina l’attacco della Roma

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 10-11-2015 - Ore 07:42

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Sponde e verticalità Così Dzeko illumina l’attacco della Roma

GAZZETTA DELLO SPORT - PUGLIESE - Se alla fine farà davvero 15 o 20 gol non si sa. Possibile pure che non ci arrivi, ma anche fosse pazienza. Perché se è vero che finora Edin Dzeko ha segnato solo tre reti tra campionato e Champions League, è anche vero che la Roma ha imparato subito ad apprezzarne altre qualità. Il bosniaco dall’inizio della stagione gioca infatti da centravanti atipico: spesso si abbassa, ripiega, attira fuori posizione i difensori centrali ed apre varchi per gli inserimenti di centrocampisti ed attaccanti esterni. E non è un caso che Gervinho abbia ritrovato d’incanto smalto e lucidità e Salah abbia carburato subito bene. Molto del merito delle loro meraviglie è anche frutto dei movimenti di Dzeko. 
BARICENTRO BASSO Il fatto che Dzeko quest’anno giochi molto più lontano dalla porta è un dato supportato anche dai numeri della sua stagione, due su tutti: le sponde (3,4 a gara, contro 1,53 della media del suo ruolo) e le verticalizzazioni (6,40 a partita, contro una media di 4,34). Cosa vuol dire tutto ciò? Proprio che Dzeko spesso e volentieri abbassa il baricentro del suo gioco, per poi offrire lo spazio all’inserimento laterale o cercare lui stesso la verticalità per un compagno che va nella spazio lasciato libero dal suo movimento. Ed infatti i due giocatori a cui passa di più la palla in campo sono Pjanic (28) e Nainggolan (20), proprio quelli con cui può fare il dai e vai nei suoi ripiegamenti. E anche questo è uno dei segreti dell’esplosività dell’attacco giallorosso. Con Dzeko riescono a convivere due aspetti fondamentali: il presidio dell’area con l’attacco della profondità. 
uscita dal pressing Logico che un lavoro di questo genere, volto spesso e volentieri al sacrificio, lo porti anche ad essere un po’ meno lucido sotto porta. È il prezzo da pagare per il sistema adottato in fase offensiva da Rudi Garcia, che però in questo momento funziona alla perfezione. Dzeko, infatti, è anche il primo riferimento per tutta la squadra nel momento in cui la Roma va in sofferenza, viene pressata, trova pochi sbocchi per far ripartire la manovra e uscire dalla pressione avversaria. E non è un caso, infatti, che dopo i 38 passaggi ricevuti da Miralem Pjanic (che è il giocatore con cui Edin in campo dialoga di più) ci sono i 28 di Szczesny. Di fatto, quando la Roma fatica si appoggia al portiere che a sua volta cerca la palla lunga sul bosniaco, in modo di saltare in un colpo solo le due linee (attacco e centrocampo) del pressing avversario. Con quel fisico e quella capacità innata di saper prendere posizione, il portiere polacco e Garcia sanno che difficilmente Dzeko perde palla in una situazione tattica del genere. E permette alla squadra di respirare, salire e uscire dalla morsa avversaria. Tenendo palla o provando la spizzata (4,80 a gara contro l’1,47 di media del ruolo) proprio per uno tra Salah e Gervinho. Ed allora, a conti fatti, anche se Dzeko alla fine non segnerà 15 o 20 gol pazienza. Chissà, nel frattempo, quanti altri ne avrà fatti fare. 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - PUGLIESE

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