Rassegna Stampa

Spunta Lotito nell’ordinanza. Il Catania chiedeva aiuto

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 27-06-2015 - Ore 09:19

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Spunta Lotito nell’ordinanza. Il Catania chiedeva aiuto

GAZZETTA DELLO SPORT - CARUSO/ CENNITI - Spunta anche il nome di Claudio Lotito nell’ordinanza dell’inchiesta che sta sconvolgendo il calcio italiano. Il presidente della Lazio e vice presidente Figc viene citato dagli inquirenti in un passaggio riguardante Catania-Avellino. «Pulvirenti e Cosentino - si legge nell’ordinanza - in evidenti ambasce per la difficile situazione di classifica del Catania, ebbero a rivolgersi a Lotito con il quale si registrano numerosi contatti, precedenti e successivi la partita». Le indagini sottolineano come, in telefonate successive alla vittoria con l’Avellino, «Cosentino riconosceva a Lotito il merito di averne in qualche modo condizionato il risultato, ipotesi che la successiva attività di indagine non ha confermato». Il patron biancoceleste al momento infatti non sarebbe indagato.

INTERROGATORI AL VIA - Lunedì sono in programma gli interrogatori di garanzia davanti al Gip per le 7 persone ai domiciliari, compreso il presidente del Catania, Antonino Pulvirenti. La Procura è convinta di avere prove schiaccianti nei confronti della banda «i treni del gol» (oltre a Pulvirenti il d.s.Delli Carri, l’a.d. Cosentino, il procuratore Arbotti, il dirigente Di Luzio e il titolare dell’agenzia di scommesse Impellizzeri). Cinque, forse sei o più (indagini aperte) le gare comprate per salvare il Catania dalla retrocessione e ricavare guadagni con le scommesse. Marcello Cardona, Questore di Catania, è stato chiaro nell’intervista alla Gazzetta: «Il tenore di certe frasi sarebbero chiare a un bambino. Spero che i protagonisti di questa squallida vicenda si mettano una mano sulla coscienza, collaborando con la magistratura». Anche perché dopo il cambio della legge sulla frode sportiva, il rischio carcere è altissimo. Insomma, lunedì se qualcuno degli arrestati decidesse di vuotare il sacco, allora forse a tremare sarebbe più di mezza Serie B, già ora con il fiato sospeso. Gli investigatori hanno in mano altre carte. Come i contatti tra Arbotti e i giocatori avvicinati per le combine. Ci sono alcune situazioni considerate dall’accusa cristallizzate, come quella di Terlizzi: moltissime le telefonate con Arbotti nei giorni precedenti i match sospetti. L’ultima quasi alla mezzanotte della vigilia di Catania-Trapani. Dopo il 4-1 i contatti si esauriscono, tranne 5 sms mandati un mese dopo da Arbotti al difensore appena infortunato.

OGGI NUOVO CONSIGLIO - A Catania l’aria è pesante. Il club pensa al dopo Pulvirenti (dimissionario) per garantire l’iscrizione al campionato. Oggi sarà nominato il nuovo CdA (forse al vertice andrà Angelo Vitaliti, attuale vicepresidente, ma non sono esclusi nomi nuovi). Intanto l’avvocato Giovanni Grasso, legale del patron, affila le «armi» giuridiche per lunedì: «Nell’ordinanza ho individuato delle discrepanze coi capi di accusa. Non mi risulta, ad esempio, che ci siano prove sulla consegna dei soldi di Arbotti ai calciatori». Sarà, ma intanto la tifoseria ha già preso le distanze dalla dirigenza (esposto a piazza Dante l’ironico striscione «L’arresto di Pulvirenti quotato 1,20») e si fa strada un’ipotesi di azionariato popolare. Oggi previsto un corteo per le vie del centro: «pure in Eccellenza a fianco del Catania», col Cibali riempito da 20mila persone.

REAZIONI INDIGNATE - Guardano a lunedì anche le società, i tesserati e i calciatori messi in mezzo dalle intercettazioni. Dure le reazioni. Il d.s. Cristiano Giuntoli (ex Carpi ora al Napoli) in una nota scrive di essere «estraneo a qualsivoglia responsabilità (per Carpi-Catania, ndr ). Tutelerò in tutte le sedi il mio onore e la mia reputazione». Stessa linea seguita dal Carpi: «I responsabili di affermazioni diffamatorie compiute in una telefonata intercettata ne risponderanno nelle sedi competenti». Non cambia la musica se si passa a Brescia. L’a.d. Sagramola si dice tranquillo: «Crediamo ai nostri giocatori». Quelli tirati in ballo come «treni» sono Antonio Caracciolo e Alessandro Budel. Hanno risposto così: «Sono molto arrabbiato: non sono indagato, mi vedo infangato senza motivo. Non lo accetto – dice Caracciolo – Metto a disposizione della Procura computer, telefonino, conto corrente».Smentita anche da parte del Cittadella («non c’entriamo nulla») e del Bari, nominato in una strana intercettazione da Delli Carri («noi facciamo le palazzine in un modo, loro al contrario»). Il club si è tutelato con un esposto contro ignoti alla Procura locale. Nel comunicato si ribadisce «trasparenza di questa nuova società, ancor più sensibile a tali aspetti, perché operante in un contesto già ferito in passato da questi comportamenti».

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - CARUSO/ CENNITI

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