Rassegna Stampa

Stadio della Roma, ok del Comune

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 23-12-2014 - Ore 07:30

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Stadio della Roma, ok del Comune

 Ventinove voti favorevoli, 8 contrari e 3 astenuti: è l’esito della delibera che sancisce il pubblico interesse alla costruzione dello Stadio della Roma a Tor di Valle. Defalcata la metà degli ordini del giorno presentati (87 ammissibili su 163), dimezzati anche gli emendamenti, imposto un tour de force con limitazione temporale alla discussione, alla fine la delibera passa in Consiglio comunale, chiudendo finalmente l’iter su questa prima parte del progetto. Il presidente della Roma James Pallotta ha epresso piena soddisfazione per un’opera «che potrà creare un minimo di 3mila posti di lavoro durante la costruzione e altrettanti quando sarà operativa. Congratulazioni a tutti i romani per questo storico giorno per la città e il Club. Aspettiamo tutti di giocare nel nuovo Stadio delle Roma».

Con ieri, quindi, sono stati necessari 207 giorni per terminare la procedura: 97 giorni per avere la delibera di Giunta e 110 per avere l’approvazione dell’Aula. E meno male che la legge assegnava al Comune 90 giorni per chiudere l’intera pratica. Alle 19.09 di ieri si è chiusa la votazione sull’ultimo emendamento presentato e ammesso, un’altra ora abbondante per le dichiarazioni di voto e alle 20.29, presente il sindaco Marino, finalmente si è votato. A favore, i consiglieri del Pd, di SeL, della Lista Civica Marino e del Centro Democratico per la maggioranza; per l’opposizione, hanno votato «sì» il gruppo di Forza Italia, Lega e Movimento Cantiere Italia. Contrari i 5 Stelle, il gruppo di Alfio Marchini e Fratelli d’Italia, astenuto il Nuovo Centro Destra. Quaranta, su 48 eletti, i consiglieri presenti in tutta la giornata, iniziata verso le 9 e mezza con l’occupazione dell’Aula, a inizio seduta, da parte di un gruppo di ex dipendenti della Roma Multiservizi: «Siamo senza stipendio da settembre, ci hanno licenziato e tutti gli appalti li ha presi la 29 giugno. È Natale anche per noi, cosa diamo da mangiare ai nostri figli?». Seduta sospesa per un’ora e ripresa in tarda mattinata con le tre ore di discussione sugli ordini del giorno, occupate quasi totalmente da un monologo di Rossin, autore della maggior parte dei testi. Poco prima della scadenza del tempo fissato per la chiusura ufficiale della seduta (le 14) il capogruppo Pd, Panecaldo, ha chiesto di andare ad oltranza, proposta approvata a maggioranza. In realtà, visto lo scivolone della segreteria del sindaco, già domenica sera era chiaro che la discussione sarebbe andata avanti: nell’agenda di Marino, alle 18, era indicata la partecipazione del Primo Cittadino alla seduta in attesa del voto.

Pomeriggio che vede il secondo tempo e i supplementari: prima la conclusione del tempo a disposizione per discutere gli ordini del giorno, poi la «chiama» ai voti con la presidente Baglio che, a macchinetta, chiamava uno dopo l’altro i numeri degli ordini del giorno e poi degli emendamenti. Praticamente tutte votazioni di bocciatura, salvo poche eccezioni, non più di una decina. Fra queste: l’emendamento (D’Ausilio/De Luca, Pd) che pone a carico del proponente il «potenziamento della Roma-Lido» e «il prolungamento della linea B della metro da Magliana a Tor di Valle». Tra gli emendamenti approvati quello che sancisce una penale se «entro 30 anni viene a cadere il rapporto fra proprietà dello stadio e della Società» e quello che stabilisce che le opere pubbliche «vadano di pari passo alla costruzione di quelle private». Dai banchi della maggioranza si esprime moderata soddisfazione: molti mal di pancia(Gemma Azuni, SeL, contraria, aveva una nave per la Sardegna prenotata e non ha partecipato al voto). Dalle opposizioni si levano voci più forti: critiche sia per la gestione della giornata col numero legale più volte in bilico, sia di merito con Grillini e Fratelli d’Italia in prima fila. «Si è persa l’occasione – dicono Rampelli e Ghera – di chiarire il futuro di Flaminio, Olimpico, Tor Vergata e Foro. Per accettare questa proposta non serve un sindaco, basta un citofono».

Fonte: IL TEMPO (F. MAGLIARO)

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