Rassegna Stampa

Stadio, le condizioni di Marino

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 29-01-2014 - Ore 07:40

|
Stadio, le condizioni di Marino

Nove mesi per scegliere l’area di Tor di Valle tra quasi cento opzioni con l’aiuto di un advisor, un altro anno di attesa prima di incontrare il nuovo sindaco e ora il conto alla rovescia per la presentazione ufficiale del progetto. Lo stadio della Roma «s’ha da fare», ma sul «quando» è inutile scommettere. L’obiettivo iniziale era di inaugurarlo nel 2016-17. Difficile. Di sicuro il prossimo passo dovrà compierlo James Pallotta, che non ha ancora prenotato il volo per l’Italia. Sembrava volesse tornare all’Olimpico per assistere al derby di campionato del 9 febbraio e vedersi a ridosso della partita con Ignazio Marino, ma al momento il viaggio del presidente pare sia stato annullato. E di conseguenza, slitta il secondo round in Campidoglio dopo quello dello scorso 9 dicembre: sull’agenda del sindaco, infatti, non è ancora segnato l’appuntamento.

Questo non significa che il lavoro sullo stadio romanista si sia interrotto. Anzi. L’aggiornamento fra Pallotta, i suoi uomini – su tutti Mark Pannes – con Marino e i tecnici del Comune è pressoché quotidiano. Le basi per un accordo sono già state poste, visto che il progetto non prevede aspetti «scivolosi» come poteva essere la volontà di costruire attorno all’impianto edilizia residenziale. Le idee di Pallotta hanno fatto breccia e gli americani hanno accettato le condizioni dettate dall’amministrazione. Marino chiede sostanzialmente due cose: 1) i costi dell’intero progetto, inclusi quelli necessari alle opere di urbanizzazione, saranno interamente a carico dei privati, quindi della Roma; 2) lo stadio non deve essere la cosiddetta «cattedrale» nel deserto, bensì prevedere delle strutture annesse o un utilizzo quotidiano dell’impianto stesso che possa migliorare la qualità di vita degli abitanti del quadrante di Tor di Valle. Il primo punto, relativo alle spese, è un passaggio obbligato: dovrà essere la società a provvedere al miglioramento delle vie d’accesso, ai parcheggi e a tutto il resto.

Sul secondo il sindaco si gioca l’aspetto politico della trattativa. Non dovrebbero esserci problemi ad accontentare Marino, visto che la Roma prevede di trasformare lo stadio in un polo culturale e aprirlo a eventi non solo sportivi, quali concerti o mostre da esibire nel museo previsto all’interno. Pallotta & Co. prevedono di trasportare il quartier generale giallorosso nella nuova «casa», compresi i campi di allenamento, mentre Trigoria potrebbe essere destinata interamente alle giovanili. Ma questo è tutto da vedere. L’iter burocratico sarà lungo e tortuoso, ma i primi segnali d’intesa con il sindaco fanno ben sperare. Si attende il parere della Regione, vincolante qualora fosse necessaria una variante al piano regolatore: le ultime parole di Zingaretti – «siamo in trepida attesa del progetto» – sono state accolte con piacere a Boston e a Trigoria.

Intanto c’è da definire un «business plan» in grado di coprire un investimento stimato fra i 227 e i 289 milioni di dollari. Verrà costituita una Newco ad hoc, alla quale probabilmente parteciperà anche il costruttore Luca Parnasi, e vanno trovati i finanziatori. La vendita dei diritti sul nome dell’impianto (naming rights) a uno sponsor sarà un passo decisivo, così come il meccanismo di vendita anticipati dei posti all’interno dello stadio. Sì, perché i tifosi (e gli sponsor) potranno letteralmente comprare il «seggiolino».

Il progetto architettonico è praticamente pronto. L’americano Dan Meislo ha già mostrato a dicembre in Campidoglio e Il Tempo ha pubblicato le bozze preliminari: disegno con richiami al Colosseocurva Sud a strapiombo modello Borussia Dortmund e una capienza base di 52mila posti estendibile a 60mila. Quanto basta per accogliere il numero di romanisti che segue abitualmente le partite (40.774 la media attuale, in crescita rispetto alla scorsa stagione) e per concorrere all’assegnazione di una finale di Champions League. Attorno all’impianto sorgeranno delle aree commerciali, come il Nike Store del prossimo sponsor tecnico, e nessun palazzo. D’altronde anche la nuova legge inserita nella «Stabilità» parla chiaro. Ma con i dollari a disposizione e le idee chiare lo stadio si può fare davvero. Basta non avere fretta.

 

Fonte: Il Tempo

commentiLascia un commento

Nome:  

Invia commento

chiudi popup Damicom