Rassegna Stampa

SUICIDIO ROMA, ADDIO CHAMPIONS

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 24-08-2016 - Ore 06:46

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SUICIDIO ROMA, ADDIO CHAMPIONS

IL MESSAGGERO - TRANI - La Champions della Roma finisce prima ancora di cominciare. Fuori nel playoff, umiliata dal Porto che vince 3 a 0 all'Olimpico, nuovamente in amore, con 40.000 spettatori e le curve finalmente quasi al completo. L'uscita di scena è deludente, per certi versi inaspettata dopo l'1 a 1 dell'andata. Ma, analizzati i due match, il flop diventa spiegabile con la fragilità psicologica del gruppo, isterico alla meta: 3 espulsi, con 2 rossi diretti nel secondo match. Dopo Vermaelen, ecco De Rossi ed Emerson.
FUTURO DA DECIFRARESolo il Milan, tre anni fa, è entrato in Champions dai play off nelle ultime 7 stagioni. La pressione ha stritolato i giallorossi che ancora non sono pronti per il palcoscenico internazionale. Ripartiranno dall'Europa League che non può certo accontentare Pallotta: l'eliminazione va a incidere sui conti del club che si deve mettere in regola con il Financial Fair Play. Anche tecnicamente il ko merita di essere approfondito: Spalletti, senza sei difensori nella gara cruciale, non supera il primo vero esame della sua seconda avventura nella capitale. La rosa è di qualità, ma attualmente incompleta. E qualche interprete è stato sopravvalutato. La formazione di partenza, con De Rossi centrale difensivo accanto a Manolas, non ha convinto. Anche perché il capitano di serata, sullo 0 a 1, ha perso la posizione e la bussola, andando a commettere in attacco il fallo che ha cambiato la storia della partita. E' la sua quattordicesima espulsione in carriera, 12 con la Roma e 2 in Nazionale. 
SUBITO IN SVANTAGGIOE' il Porto a chiarire quale è il compito della serata per i giallorossi. Che non possono giocare per lo 0 a 0, risultato utile a essere promossi, perché Felipe firma presto l'1 a 0 (sono adesso 31 le partite su 32 in Europa che incassano gol: 69), facendosi perdonare l'autorete dell'andata. La disattenzione della difesa romanista è evidente e coinvolge due giocatori sulla punizione frontale di Otavio da trequarti campo, Juan Jesus si perde l'avversario e Strootman non salta. Casillas, fino a quel momento, ha solo dovuto respingere in angolo un tiro da fuori di Nainggolan. La rete di Felipe agevola il piano di Espirito Santo che, coprendosi con il 4-1-4-1, può chiedere ai suoi di giocarsi la sfida in contropiede. Spalletti, invece, deve solo trasmettere tranquillità al suo gruppo che, nell'assalto ormai obbligato, rischia di spingere con eccessiva precipitazione. Il 4-2-3-1, tra l'altro, è meno efficace del solito. Maxi Pereira blocca Perotti, Telles è attento su Salah. Paredes non lievita e Strootman si ritrova solo nell'impostazione. Nainggolan è ovunque, ma non basta.
BLACK OUT MENTALELa Roma, a metà tempo, alza il ritmo. Ma l'attacco, il migliore in A l'anno scorso e anche adesso, s'inceppa. Più che occasioni colleziona angoli. Saranno 9 all'intervallo e 11 alla fine. Dzeko partecipa con convinzione. Va al tiro di sinistro e a seguire, su verticalizzazione di Perotti, entra in area e manda al tiro Salah: Casillas respinge. La chance migliore per i giallorossi arriva un paio di minuti prima l'espulsione di De Rossi. Che, come Vermaelen a Oporto, lascia i compagni in dieci. Stavolta il rosso, però, è diretto. Il fallo del capitano, a ottanta metri dalla porta di Szczesny, è inspiegabile. Piede a martello sulla tibia di Maxi Pereira: in Europa gli arbitri sanno che devono applicare la massima pena in casi del genere e il polacco Marciniak si adegua al regolamento. Spalletti cerca di aggiustare la squadra, passando al 4-4-1 e inserendo Emerson per Paredes, con Juan Jesus terzino. Maxi Pereira si arrende: tocca a Layun. Emerson, ad inizio ripresa, copia De Rossi, andando a colpire la caviglia di Corona. Figuraccia completata. La Roma resta in nove e Spalletti sistema come può i giocatori in campo e attacca con il 3-2-2-1. Dzeko è stanco, spazio a Iturbe da prima punta. Ma Espirito Santo, sfruttando le ripartenze, infierisce: segnano Layun, con Szczesny che lascia la porta senza motivo, e Corona. Nel finale spazio per Gerson al posto di Perotti: debutto con ammonizione. Il 3 a 0 è pesante e Spalletti ora deve solo pensare ad addestrare i giocatori. In campo, insegnandogli i movimenti più semplici. Evitando, invece, di far salire troppo la tensione, nello spogliatoio e in palestra, con cori da battaglia. Per non perdere la testa anche in campionato.

Fonte: IL MESSAGGERO-TRANI

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