Rassegna Stampa

Szczesny osa il dribbling: l'evoluzione del portiere

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 28-09-2016 - Ore 07:18

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Szczesny osa il dribbling: l'evoluzione del portiere

LA GAZZETTA DELLO SPORT - FROSIO - Immaginate un numero dieci di quelli bravi bravi – diciamo Francesco Totti – che a un certo punto della partita aspetta l’avversario che va ad affrontarlo, gli fa una finta e poi con la suola porta via il pallone per liberarsene. Ovazione, tutti in piedi, gloria eterna, che fenomeno. Ecco, ora immaginate di togliere uno zero a quel dieci: cioè che a proporre un dribbling del genere sia un portiere. Non è fantacalcio, è successo davvero. Al 33’ del primo tempo di Torino-Roma. E la giocata non è stata di Totti ma di Wojciech Szczesny: il portiere giallorosso vede davanti a sé il pressing di Belotti, furente come un toro alla carica davanti al drappo rosso, gli fa una finta e lo torea con un dribbling di suola. Il polacco si guadagna così il premio di perla della settimana per il miglior gesto tecnico di giornata.

L’EVOLUZIONE - Giocata insolita per un portiere, sì, ma fino a un certo punto. Il ruolo si è infatti radicalmente trasformato negli ultimi anni: nel 1992 la prima scalpellata all’ortodossia con il divieto di raccogliere il pallone con le mani su retropassaggio di un compagno – prima i piedi erano praticamente solo uno strumento per spostarsi nell’area di rigore... –, ma ultimamente il portiere è diventato quasi un giocatore di movimento aggiunto. Da estremo difensore a primo costruttore. Neuer, beh, lo conosciamo tutti, e un tipo come Guardiola è arrivato a «rilasciare» Joe Hart – il Torino ringrazia per ingaggiare Claudio Bravo, solo perché più bravo a giocare con i piedi e dunque più utile nell’avvio azione voluto da Pep. Come per il «centravanti di manovra», anche il portiere ha subìto quel tipo di evoluzione che a volte fa dimenticare la vera natura e ragion d’essere del ruolo. Va bene saper giocare con i piedi, ma il primo compito resta quello di saper parare: Neuer, di nuovo, lo conosciamo tutti, ma Buffon non è mai stato un funambolo del gioco a terra eppure non ci si può neanche sognare di discuterne. E lo stesso Gigi Donnarumma, mostruoso ripensando ogni volta alla sua età, ha proprio nella distribuzione con i piedi uno dei (pochi) aspetti che deve migliorare (il tempo non gli manca). Certo, ormai il gioco con i piedi, almeno basico, rientra giustamente tra i «fondamentali». Altrimenti si fa la fine del povero Emiliano Viviano, portiere della Sampdoria, l’altra faccia della medaglia, quella sfregiata, rispetto alla perla di Szczesny: rinvio con il sinistro totalmente ciccato e porta spalancata per il gol vittoria del Cagliari.

DIVERSITA' - La «perla rosa», il premio della Gazzetta che ogni giornata elegge il miglior gesto tecnico sui campi di Serie A, registra così il sesto vincitore diverso. Non solo: con il secondo posto del Papu Gomez – splendido destro all’incrocio per il 3-0 dell’Atalanta al Crotone – e il terzo di Ivan Perisic – volée per pareggiare con il Bologna, bellissima ma ultimamente già vista con Muriel e soprattutto Verdi – la classifica generale comprende diciotto giocatori differenti. Non soltanto i soliti noti, dunque, ma una qualità diffusa. La diversità è un valore. Avanti così.

Fonte: La Gazzetta dello Sport - Frosio

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