Rassegna Stampa

Tassa sicurezza, il calcio non ci sta

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 11-10-2014 - Ore 10:45

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Tassa sicurezza, il calcio non ci sta

Il premier Renzi ha deciso: la sicurezza fuori e dentro gli stadi deve essere a carico delle società. Non c’è dubbio che una mannaia del genere non può far piacere ai club che già investono tanto per allestire squadre importanti. Ma anche la sicurezza lo è. In fondo, in tutta Europa i club non pagano un euro o una sterlina nel caso del Regno Unito per l’impiego di poliziotti. Perché non ci sono, perché la loro cultura è ben diversa dalla nostra. I nostri stadi non sono sicuri, fuori non ne parliamo. Caso Esposito a parte, è guerriglia a ogni trasferta. E gran parte dell’opinione pubblica ritiene ingiustificato dover pagare per un servizio che con lo sport ha poco a che vedere. Questione di cultura. Per esempio vai a vedere una partita di rugby e non vedi un solo poliziotto, mentre sono migliaia quelli chiamati a presidiare gli stadi e in molti casi in assetto di guerra. Per questo la collettività, dice Renzi, non può pagare.

Il calcio respinge le accuse e si ribella. I club chiedono che «nella seconda lettura del disegno di legge prevista in Senato a partire da martedì 14 ottobre, l’intero testo degli articoli 3-ter e 3-quater sia definitivamente soppresso, in quanto prefigurante l’introduzione di una vera e propria tassa posta soggettivamente a carico delle sole società sportive organizzatrici degli eventi per la fornitura di un servizio pubblico (il mantenimento della sicurezza e dell’ordine pubblico in occasione di eventi e manifestazioni) non opzionale ma previsto per legge nell’interesse dell’intera collettività e, come tale, in palese contrasto col principio di uguaglianza e l’obbligo generale di contribuzione alla spesa pubblica sanciti dagli articoli 3 e 53 della Costituzione della Repubblica Italiana».

La norma al momento prevede un esborso per le società che oscilla tra i due e i sei milioni di euro (non i 25 invocati da Renzi) ovvero un contributo tra l’1 e il 3% dei ricavi ottenuti dalla vendita dei biglietti. Il problema sarà risolto, in un modo o nell’altro la prossima settimana quando il dl sicurezza, dopo il sì della Camera, approderà in Senato dove deve essere approvato e convertito in legge entro e non oltre il 21 pena la decadenza del decreto che scade appunto il 21 ottobre prossimo.

Un bel nodo da sciogliere, con la Lega di A sul piede di guerra (minacciata una serrata il 18 e il 19, ma non se ne farà nulla) in attesa di conoscere cosa accadrà al Senato pena bloccare i campionati. Il problema non è il pagamento degli straordinari alle forze di polizia, ma quello che il mondo del calcio ha definito «una rapina, visto che la decisione è unilaterale presa dal governo che fa pagare la sicurezza al mondo del calcio, ma non fa altrettanto con le scorte ai politici».

Una guerra appena cominciata. Il sindacato di polizia non ha dubbi: «Polemiche sterili, è dal 2007 che chiediamo che a pagare la sicurezza siano i club». La Lega Calcio di Serie A chiede al governo di cancellare l’emendamento del decreto stadi che impone il pagamento di una parte del servizio di ordine pubblico alle squadre della massima serie. Ci sono dubbi sulla costituzionalità. «Apprezziamo la parte contenuta nel decreto che riguarda le misure di sicurezza e una serie di variazioni e di miglioramento di norme per le quali ringraziamo il governo e Alfano, con i quali ci siamo confrontati – spiega il presidente Beretta – Ringraziamo anche le forze dell’ordine che ci aiutano a garantire nel miglior modo possibile gli eventi che organizziamo e ne apprezziamo l’impegno. Le società hanno già dato, pagando la sicurezza dentro lo stadio, mettendo tornelli e non possono essere vessate con una nuova tassa».

Un braccio di ferro appena cominciato, ma destinato a vedere presto la parola fine.

Fonte: Il Tempo

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