Rassegna Stampa

Tavecchio non si ritira, Malago' non molla e gli interessi dei padroni del calcio italiano

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 02-08-2014 - Ore 01:57

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Tavecchio non si ritira, Malago' non molla e gli interessi dei padroni del calcio italiano

Da due (Juve e Roma) sono salite a sette (con l’aggiunta di Torino, Sampdoria, Sassuolo, Cesena e Cagliari) le società che non digeriscono le “banane” di Carlo Tavecchio, che, nel pomeriggio, dopo il Consiglio Figc, ha detto: <>. Per dire nel suo linguaggio che lui il passo indietro non lo fa. Anzi va avanti.
Se volesse (ma non sembra volerlo) lunedì a Firenze potrebbe essere la Lega Pro a dire a Tavecchio “fatti più in la”. Il presidente dei Pro (ex serie C) Mario Macalli parla di difficoltà a governare il calcio. Non ce l’ha con Tavecchio, ma con i politici che, al vecchio ritmo di Banana Boat di Harry Belafonte, ambirebbero invadere i campi in erba sintetica e non.
Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, fa bene a convocare, per ore e ore, Demetrio Albertini e Carlo Tavecchio. Li rivedrà martedì, non per sventolare la minaccia di un impossibile commissariamento (oggi), ma per mostrare che lo sport lo governa lui. Ci sono gli statuti federali che stabiliscono elettori, maggioranze ed eletti. Dopo la riforma Melandri (PD) e la controriforma Pescante (Forza Italia), i "padroni del pallone" siedono a fianco dei loro dipendenti, ma sono loro che continuano a decidere. Anche di costruire condomini e supermercati “organici” agli stadi. Ecco qual è la vera “banana” sulle cui bucce scivola la democrazia calcistica (ma quale?). Finta democrazia e interessi poco sportivi e perché no: voto di interesse. Malagò non molla, non per commissariare il calcio (che vuole eleggere Tavecchio), ma per cambiare sul serio: musica e musicanti. La riforma culturale permetterebbe di non scambiare “banane” per “lucciole”. Le nuove norme di Palazzo Chigi contro la violenza sono pesanti: Daspo fino a 8 anni, stadi a porte chiuse e quant’altro. Ma la verità direbbe Bartali: <<L’è tutto da rifare>>. A cominciare dagli statuti “Albertini”.

Fonte: sporteconomy - di Gianni Bondini

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