Rassegna Stampa

Te lo do io il progetto

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 23-12-2015 - Ore 08:01

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Te lo do io il progetto

CORRIERE DELLA SERA - VALDISERRI - Il progetto, almeno a parole, ce l’hanno tutti. Quello che fa la differenza è la data di scadenza. Mangiato il panettone, insomma, per tanti allenatori diventa un problema arrivare alla colomba. 
La serie A ha già cambiato in corsa cinque panchine: andata e ritorno per Castori al Carpi, con Sannino per 5 giornate; Donadoni per Delio Rossi al Bologna, il cambio più positivo; Ballardini per Iachini al Palermo; Montella per Zenga alla Sampdoria; Delneri per Mandorlini al Verona, dopo sei anni molto intensi. 
Non è un’assoluta novità, ma nelle ultime settimane è andato di moda l’allenatore a orologeria. Il caso più eclatante è quello di Rudi Garcia, che è partito per le vacanze parigine senza la certezza di ritornare sulla panchina della Roma il 29 dicembre, quando è prevista la ripresa degli allenamenti. Il presidente James Pallotta non è più convinto dell’allenatore e poco importa che sia stato lui a chiamarlo «il nostro Ferguson» e a prolungargli il contratto fino al giugno 2018 (2,5 milioni netti a stagione). 
Il progetto sembrava bellissimo dopo le dieci vittorie consecutive del campionato 2013-1014 e la chiesa riportata al centro del villaggio con la vittoria nel derby del 22 settembre 2013. Peccato che l’estate scorsa siano stati imposti a Garcia preparatore atletico e staff medico. 
Il d.g. Baldissoni e il d.s. Sabatini hanno consigliato Pallotta di aspettare, perché la squadra è con l’allenatore. Non lo sono i tifosi, che spingono per Spalletti. Anche in questo caso, però, ci vorrebbe un progetto perché Luciano, per tornare, chiede due anni e mezzo di contratto. Ieri è girata la voce di Spalletti a Trigoria, smentita dalla società. 
La vittoria di San Siro contro l’Inter ha fatto tornare Pioli l’allenatore di successo che l’anno scorso ha portato la Lazio al terzo posto. Una buona idea di Lotito, sicuramente. Al tempo delle cinque sconfitte in sei partite di campionato, però, il presidentissimo aveva fatto il giro di tutte le possibilità: il giovane Brocchi, l’esperto Guidolin, il sempreverde Trapattoni... 
Mihajlovic aveva detto che non avrebbe mai allenato il Milan ed è sicuramente una pena per contrappasso quella che gli ha inflitto Silvio Berlusconi: ha fatto il giro di tutti gli spogliatoi avversari per fare i complimenti agli altri allenatori come se fosse in campagna elettorale. 
Ci sono dei presidenti che, per far funzionare meglio il progetto, non si limitano all’esonero dell’allenatore. Mettono anche fuori rosa qualche giocatore. È successo al Palermo di Zamparini, che prima ha cambiato Iachini con Ballardini (4 punti in 5 partite e l’eliminazione in Coppa Italia contro l’Alessandria) e poi «tagliato» Rigoni, Maresca e Daprelà. 
Sta passando brutti momenti anche Gasperini a Genoa, quartultimo. Lo chiamavano Gasperson e adesso — tra infortuni e squalifiche — fatica a trovare gli uomini da mandare in panchina. Dal Milan arriverà Suso, sull’oliato binario Galliani-Preziosi, ma vedono tutti che serve molto di più. I tifosi del Grifone contestano, mentre quelli della Sampdoria non hanno smesso di appoggiare Montella anche se era partito con quattro sconfitte in campionato e l’eliminazione in Coppa Italia contro il Milan. Per loro il progetto era liberarsi di Zenga. 
Delle tre agli ultimi tre posti l’unica a non aver cambiato l’allenatore è il Frosinone. Roberto Stellone è l’uomo della storica promozione che, almeno finora, gli ha fatto da assicurazione sulla vita. E chissà se il presidente Maurizio Stirpe, presidente di Confidustria Lazio, ha chiesto consiglio a Giorgio Squinzi, il presidentissimo di Confindustria che, da presidente del Sassuolo, esonerò Di Francesco e prese Malesani. Cinque sconfitte dopo richiamò Di Francesco e ripartì il progetto Sassuolo. Quello vero. 

Fonte: CORRIERE DELLA SERA - VALDISERRI

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