Rassegna Stampa

«TESTA BASSA E TANTO LAVORO»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 19-01-2016 - Ore 07:44

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«TESTA BASSA E TANTO LAVORO»

IL MESSAGGERO - CARINA - Inutile girarci intorno: al netto del viaggio andata e ritorno a Miami in 48 ore, dei tre allenamenti e di una squadra presa in corsa, anche Spalletti si aspettava qualcosa in più. Forse non nel gioco o nella corsa ma almeno nel risultato. E invece la Roma riesce nell’impresa di regalare il secondo dei 9 punti in classifica collezionati sin qui dal Verona. Premessa d’obbligo: prendersela col tecnico, sarebbe l’ennesimo errore di una stagione che sta scivolando via. Anche l’impiego di Castan (divenuto motivo di dibattito nel post-gara viste le difficoltà palesate nella marcatura di Wszolek che poi si è procurato il rigore) era una scelta che aveva una spiegazione dietro, fornita nel post-gara dal tecnico: «L’ho pensata così, dobbiamo recuperare qualche calciatore in questo momento perché siamo risicati. Non lo avrei fatto giocare contro la Juventus, questa quindi era la gara in cui rischiarlo. Non basta l’allenamento. Lui sa giocare la palla, il match che dovevamo fare lo prevedeva. Poi, una volta in vantaggio, pensavo si subisse meno contropiede. C’è stato invece un ribaltamento ed è venuto fuori il rigore». Col senno di poi, tutto è lecito. Ma ascoltando la motivazione, difficile dargli torto.
LUCIO SPIEGA Finalmente nei post-gara si parla di calcio. Spalletti non si tira indietro: «Avevo chiesto di dare un equilibrio e avevo pensato a queste due soluzioni con Pjanic a dare una mano a De Rossi e Nainggolan in avanti che ha qualità per farsi trovare nei posti dove uno non se lo aspetta. Lui ti salta sempre addosso e non ti fa giocare bene e fa partire con difficoltà l’azione dell’avversario. Poi abbiamo cambiato modulo perché il Verona è entrato in campo in modo diverso dal solito, ha messo un centrocampista in più e noi dobbiamo essere bravi a cambiare. I numeri tornano, è il modo in cui lo abbiamo fatto che non va tanto bene. C’è molto da lavorare». Pur utilizzando la carota, il tecnico non si nasconde dietro agli errori commessi dalla squadra: «I ragazzi hanno tentato di reagire ma hanno continuato a fare confusione. Ci sono stati dei contropiedi che non dovevamo prendere. Dzeko? Dobbiamo aiutarlo. Lui deve dimostrare di avere carattere». Con i giorni e le dichiarazioni, si va evolvendo la parabola sulla condizione fisica della squadra. Appena arrivato, Spalletti era stato diretto: «La Roma non ha problemi di gambe, nessun alibi». Sabato si era trasformato in «che gli dico ai giocatori? Che se perdono per due mesi è perché non hanno birra nelle gambe? Non ci sono scuse». Ieri, seppur in punta di piedi, è arrivata la conferma di qualcosa che non va: «Se noi riusciamo a far valere quella che è la differenza tecnica, la forma fisica viene meno evidenziata perché gestiamo meglio la palla. Se nella gestione facciamo invece troppi errori, mettendo sempre la palla in discussione, diventa più difficile perché poi dobbiamo fare metri in campo per recuperarla e vengono evidenziati i difetti e le lacune che abbiamo in questo momento». Il pareggio allontana la Roma dalle prime due in classifica. Spalletti fa una smorfia: «È un pari difficile da accettare». Come potrebbe diventare, privarsi di Gervinho, oramai ad un passo dal trasferimento in Cina. Un addio che l'allenatore addossa però all’ivoriano: «Se serve? Ce ne vorrebbero due. Per me non è sul mercato ma queste faccende funzionano così. Io dico ‘questo giocatore non si può cedere’. Poi c’è il calciatore che dice ‘voglio andare via’». 

Fonte: IL MESSAGGERO - CARINA

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