Rassegna Stampa

Testa e carattere, Fazio chiama Roma: «Non vedo l’ora»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 03-08-2016 - Ore 07:04

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Testa e carattere, Fazio chiama Roma: «Non vedo l’ora»

GAZZETTA DELLO SPORT - ZUCCHELLI - Più della tecnica, l’esperienza. Più della rapidità, il senso della posizione. Più del colpo di testa, il carattere. Magari Federico Fazio, con quel cognome che ieri si è prestato tutto il giorno a battute e fotomontaggi, non sarà il difensore che scalda il cuore dei tifosi, ma è sicuramente un calciatore che Luciano Spalletti voleva nella sua rosa. Anni fa provò a portarlo allo Zenit, ma da capitano del Siviglia costava troppo. Oggi, dopo 6 mesi poco felici nella sua ex squadra e un’esperienza con più ombre che luci in Inghilterra, saluta Liga e Premier e si rimette in gioco in Serie A: «Sono felice ed emozionato, non vedo l’ora di iniziare». Lo farà da questa mattina, visite mediche a Villa Stuart dalle 10, dopo lo sbarco all’ora di cena e un veloce incontro con il vice di Sabatini, Massara e il suo agente. In giornata andrà anche a Trigoria, non troverà nessuno, visto che la squadra stanotte giocherà in Canada, ma magari per sentirsi meno solo incontrerà domani Szczesny, con cui condivide il passato londinese.

AMICO RITROVATO Di certo Fazio non vede l’ora di ritrovare Diego Perotti, amico lui sì, nel vero senso della parola: a marzo è venuto a trovarlo a Roma e certo non immaginava di ritrovarselo compagno pochi mesi dopo. Si conoscono, si stimano, oltre il passato in comune a Siviglia e oltre la nazionalità argentina (anche se Fazio ha passaporto italiano): nel 2010 fecero un viaggio insieme a Roma, ma il rapporto si è cementato quando Perotti, che di Fazio dice: «È uno dei migliori centrali d’Europa», veniva contestato un giorno sì e l’altro pure. Il compagno, che di quella squadra era il leader, lo difese con gli ultrà. Cose che restano.

LIGA SÌ, PREMIER NO A lui, del campo, restano invece 2 Europa League, una Supercoppa e una coppa di Spagna col Siviglia e un Mondiale Under 20 e un oro olimpico a Pechino con l’Argentina: un palmarès importante, per un giocatore di 29 anni che, prima dell’esperienza inglese, era considerato uno dei centrali più affidabili della Liga. Col Siviglia ha disputato 203 partite (e 14 gol), divise tra la prima esperienza di 7 anni e gli ultimi sei mesi, in cui però è sceso in campo solo 6 volte. I tifosi non gli hanno perdonato la cessione al Tottenham, dove si è trasferito nel 2014, giocando 32 partite, tutte all’inizio della sua avventura.

CARATTERE Non si fa problemi a litigare con gli avversari (celebre un suo pugno a Diego Costa, altro bel caratterino), ha una compagna che ieri era con lui e il padre, piaceva al Borussia Dortmund e alla Fiorentina, e arriva a Roma in prestito oneroso con obbligo di riscatto. Fisico imponente, è alto un metro e 95 e pesa poco meno di 90 kg, è bravissimo nel gioco aereo (come ha detto anche Spalletti) e ha dalla sua esperienza e personalità. Non è rapidissimo, non gioca sulla fascia, ma è uno che fa gruppo e si fa sentire nello spogliatoio. E proprio questo aspetto sembra sia stato decisivo a convincere Sabatini.

 

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