Rassegna Stampa

The Gay After

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 21-01-2016 - Ore 09:47

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The Gay After

IL TEMPO - DI SANTO - Le scuse non sono bastate. Come accaduto per le «banane» di Tavecchio e per le «lesbiche» di Belloli, anche il «finocchio» di Maurizio Sarri è diventato in poche ore il tema del giorno spaccando a metà l’opinione pubblica. La denuncia di offese omofobe e razziste lanciata dal collega dell’Inter, Roberto Mancini, al termine della gara di coppa Italia con il Napoli ha avuto l’effetto di aprire il dibattito su quello è consentito su un campo di calcio, equilibrio precario tra adrenalina e politicamente corretto. «Sarri è un razzista - ha sbottato in tv il Mancio, visibilmente scosso - gli uomini come lui non possono stare nel calcio, in Inghilterra non avrebbe messo più piede in campo. Mi sono alzato per parlare con il quarto uomo e lui mi ha detto "frocio, finocchio". Io casomai sono orgoglioso di esserlo, se lui è un uomo». La replica di Sarri è un tentativo di contropiede: «Quando mi sono avvicinato a Mancini negli spogliatoi per chiedergli scusa mi ha detto "sei un vecchio cazzone", mi sembra abbastanza razzista anche questo». Il tecnico partenopeo, idee progressiste e radici operaie, non ci sta a passare da razzista. «Si è tirata fuori la storia dell’omofobia, è la prima offesa che mi è venuta in mente, potevo dire democristiano o qualsiasi altra cosa: chiaramente non è un’offesa per gli omosessuali, la mia storia dice che non è vero perché ho avuto amici omosessuali: è solo la prima cosa che mi è venuta in mente». Questo, forse, è quello che si imputa maggiormente all’allenatore nato a Napoli e cresciuto in Toscana: di aver pescato in una lingua piena delle più colorite e fantasiose contumelie - specialità in cui il toscano, tra l’altro, eccelle - l’offesa omofoba. Segnale di una mentalità razzista e reazionaria per gli anti-Sarri, poco di più di uno «scazzo» da campo per i suoi difensori, che ieri hanno spaccato a metà il web.

Per Renzo Ulivieri, presidente dell’Assoallenatori, anche lui toscano e fumantino, Sarri non è da condannare. «È stato uno "scazzo" tra due allenatori, non gradevole, anche brutto. Alla fine del quale, però, Sarri ha chiesto scusa subito, direttamente a Mancini e pubblicamente. E comunque non è razzista, credo in questo di dover smentire Mancini, che non lo conosce. Mancini ha reagito in quel modo perché per lui l’offesa è stata grave. Ho ricevuto lo stesso tipo di offesa e ho risposto in altri modi: "Portami la tua moglie e poi lo domandi a lei...."». Divide la teoria che «quello che accade in campo deve restare in campo», prima difesa a caldo dello stesso Sarri. «Sono cose che possono accadere, ma è sbagliato metterle sui giornali e renderle pubbliche», ammette Silvio Berlusconi. Tesi che non convince il presidente del Coni, Giovanni Malagò. «Se quelle frasi sono state dette non capisco onestamente la spiegazione e la giustificazione che le cose devono rimanere in campo - ha commentato - Sarri, che è una persona intelligente, sa perfettamente che non si può circoscrivere quello a un discorso di campo. Mi sembra si sia scusato, spero si possano stringere la mano, ma quel tipo di spiegazione non può essere condivisa».

L’allenatore del Napoli intanto ieri ha ricevuto due «regali». Il primo è il Tapiro d’Oro di Striscia la Notizia, l’altro è l’orientamento della giustizia sportiva. Sarri infatti dovrebbe essere squalificato soltanto per due giornate, stop da scontare per regolamento l’anno prossimo, nelle gare di Coppa Italia. Le norme della Figc in fatto di «comportamento discriminatorio» e «offesa per motivi di sesso» prevedono almeno quattro mesi di squalifica ma in questo caso l’episodio verrebbe classificato una semplice offesa e non un insulto discriminatorio. Motivazioni in punta di diritto sportivo, che scontenteranno chi invoca la pena esemplare. A partire dalle associazioni per i diritti Lgbt. Il portavoce del Gay Center, Fabrizio Marrazzo, napoletano: «Sarri ci ricasca. Dopo due anni torna agli insulti omofobi. Come napoletano e tifoso del Napoli mi vergogno per le parole di Sarri, per cui chiediamo una sanzione esemplare. Chiediamo ad Aurelio De Laurentiis e a Carlo Tavecchio di incontrarci». Vorrebbe un Sarri pentito e in prima linea, invece Gabriele Piazzoni, segretario dell’Arcigay: «Molto difficilmente avrebbe dato dello sporco negro a Balotelli invece si sente libero di poter dire quello che ha detto a Mancini. Io spero che sarà in piazza sabato per il corteo Lgbt di Napoli». Passi il background progressista, ma sarà difficile vedere Sarri, il provinciale capace di conquistare Napoli dopo l’uomo di mondo Benitez, mettere da parte la celebre tuta e sventolare il bandierone arcobaleno in piazza del Plebiscito.

Fonte: IL TEMPO - DI SANTO

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