Rassegna Stampa

Torino, da Minotauro allo Stadium: così i boss della 'ndrangheta volevano il business dei biglietti

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 30-08-2016 - Ore 10:55

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Torino, da Minotauro allo Stadium: così i boss della 'ndrangheta volevano il business dei biglietti

REPUBBLICA.IT - Il braccio armato della 'ndrangheta in Piemonte aveva messo gli occhi, e forse anche le mani, sui biglietti della Juve. Anche il clan dei Crea, gli esponenti del cosiddetto "crimine" finiti in carcere a gennaio nell'operazione "Big Bang", si era interessato alla gestione del bagarinaggio degli ingressi allo Stadium.

A raccontarlo, sentito a luglio dal pm Paolo Toso, è uno dei "Bravi Ragazzi", già coinvolto nelle inchieste su alcune rapine in banca organizzate dagli ultras bianconeri e anche nell'inchiesta sul narcotraffico che ha portato dietro le sbarre lo storico leader del gruppo ultras juventino Andrea Puntorno.L'inchiesta sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nella curva bianconera, portata avanti dagli uomini della squadra Mobile di Torino, ha infatti fatto emergere uno scenario che va oltre le attenzioni del clan dei Dominello sul business del bagarinaggio e i "rapporti pericolosi" di alcuni dirigenti con ultras e malavita. Loro sono quelli che meglio si sono inseriti in quella terra di mezzo tra tifo e società, tanto che il figlio del boss Saverio Dominello, Rocco, riesce a presentarsi come elemento di mediazione tra le varie componenti del tifo, ma oltre a loro ci sono altri clan, i siciliani di Cosa Nostra dietro il capo dei Viking milanesi Loris Grancini e c'è la famiglia calabrese dei Belfiore che fa affari con i Bravi Ragazzi.

Non solo loro a quanto pare. Quando infatti i fratelli Crea, Aldo Cosimo e Adolfo, escono dal carcere, dove sono stati detenuti per associazione mafiosa, cercano di riorganizzare il loro impero criminale. Sono loro quelli che si presentano dagli imprenditori cui vogliono chiedere il pizzo dicendo "siamo quelli di Minotauro, siamo i padroni di Torino". L'inchiesta "Big Bang" dei carabinieri a gennaio li fa nuovamente arrestare: i Crea gestiscono le bische clandestine di Torino, parte del traffico di droga e diverse estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti della città, da piazza Castello a Borgo San Paolo. I loro interessi però non si fermano qui: "Posso aver parlato della gestione dei biglietti con i Crea, ma solo come sfogo personale - si giustifica il tifoso davanti al magistrato - Gli avevo raccontato delle vicende che avevo con i Bravi Ragazzi. Uno sfogo di rabbia, dovuto al fatto che ci era stato vietato l'ingresso allo stadio della Juventus".

Dopo l'arresto di Puntorno infatti il suo gruppo perde lo "status" riconosciuto e viene escluso dallo stadio, ma gli ingressi continua a gestirli: "Ho avuto una trentina di biglietti per la finale di Champions (quella contro il Barcellona a Berlino nel maggio 2015 ndr) - conferma l'ultras - Una ventina li abbiamo tenuti, gli altri li abbiamo rivenduti". Ovviamente a prezzi maggiorati. Di queste cose lui parla con i boss, ma dice "li conosco solo perché sono amico del figlio Luigi", anche lui coinvolto nell'operazione Big Bang: "Ho parlato con Adolfo dell'autogestione dei biglietti" ammette con il pm che lo interroga "Se i Crea hanno guadagnato dei soldi con questioni di stadio, non lo hanno fatto assieme a me".

Poi racconta de I Gobbi, il gruppo creato dai Dominello per infiltrarsi in curva, ma subito sparito: "Sono apparsi al posto nostro due o tre volte allo stadio, ma poi non c'erano più", ricorda. Frammenti di conversazioni ed episodi che cerca di minimizzare, come quando gli viene mostrata l'immagine di un summit con Aldo Cosimo, Adolfo e Mario Crea ripreso dai carabinieri: "Era un incontro legati a futili motivi". Quali siano però non lo dice. Su questo come su altri aspetti potrebbe forse dire di più, Massimiliano Ungaro, anche lui finito in manette nell'operazione "Big Bang" che da alcuni mesi ha detto di voler collaborare con la giustizia e spiegare quanto sa della gestione criminale della famiglia Crea, il clan che voleva comandare a Torino e puntava a prendersi anche lo stadio.

Fonte: Repubblica.it

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