Rassegna Stampa

Tosel contro la Roma: ecco perché la Curva Sud è stata chiusa

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 07-04-2015 - Ore 20:39

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Tosel contro la Roma: ecco perché la Curva Sud è stata chiusa

C'è un passaggio del dispositivo con cui il Giudice sportivo Tosel ha chiuso per un turno la Curva Sud dell'Olimpico che inchioda la Roma alle sue responsabilità. Non c'entrano solo gli striscioni offensivi contro la madre di Ciro Esposito, che pure vengono definiti "dal tenore provocatoriamente insultante", annotati minuziosamente dagli ispettori federali nei loro rapporti e che, dunque, sono sfuggiti solo all'arbitro Rizzoli e ai suoi collaboratori. No. A causare la chiusura della curva per la sfida contro l'Atalanta è anche una circostanza che chiama in causa il club giallorosso e implicitamente lo accusa di non aver fatto nulla per prevenire il pomeriggio della vergogna. Tosel, infatti, rileva anche che la colonna sonora di Roma-Napoli è stata "ancora una volta" caratterizzata dai soliti cori contro i tifosi napoletani. L'ormai celebre discriminazione territoriale che in questa stagione è stata ricondotta a semplice sanzione amministrativa riconoscendo le attenuanti della collaborazione delle società, ma che nel caso della Roma diventa un'aggravante.

Il Giudice sportivo annota che sono mancate completamente le circostanze che di solito proteggono i club dalle sanzioni più pesanti. Il riferimento è all'articolo 13 del Codice di Giustizia sportiva col quale si premia chi abbia attuato attività preventive, collaborato con le forze dell'ordine nell'identificazione dei responsabili, abbia agito per rimuovere immediatamente disegni e scritte o abbia avuto sostenitori che si siano dissociati in maniera chiara con il manipolo di ultras. All'Olimpico non è accaduto nulla di tutto questo e, dunque, la sanzione scatta in tutta la sua gravità. Sarà difficile per la Roma smontare questo impianto accusatorio che richiama direttamente alle responsabilità dei dirigenti e il fatto che per 36 ore Pallotta sia rimasto in silenzio non aiuta. Ora il presidente si è fatto sentire da Boston con parole finalmente chiare e provando a scaricare la colpa su chi effettua i controlli all'esterno dello stadio, ma i buoi sono scappati da tempo dalla stalla.

La Roma paga, insomma, una quantità di reati commessi nello stesso pomeriggio. E' possibile, anzi probabile, che l'eco mediatica degli striscioni contro la madre di Ciro Esposito abbia spinto la giustizia sportiva ad usare la mano dura, ma tutto è nelle norme. Perchè Tosel ha valutato i fatti dell'Olimpico di particolare vastità e gravità ("comportamento idoneo ad acuire il clima di tensione tra le opposte tifoserie") e, allo stesso tempo, ha rilevato la recidività della tifoseria della Roma. I numeri parlano chiaro. Come emerge dalle tabelle dell'Osservatorio sulle sanzioni della Serie A, la Roma è ad oggi la società più multata dell'intero campionato con 255.000 euro davanti alla Juventus (123.000) e alla Lazio (87.000) che chiude il podio del disonore.

Se si prende in considerazione la sola voce 'discriminazione territoriale' il conto nelle ultime due stagioni è ancor più salato: 240.000 euro, più dell'Inter (235mila) e della Juventus (165mila). Il problema, dunque, esisteva già e fin qui era stato punito con minor durezza proprio in virtù della collaborazione mancata nel sabato di Pasqua: la differenza rispetto ad altri episodi simili ed ugualmente odiosi, compresi gli striscioni comparsi all'andata al San Paolo ("Ogni parola è vana. Se occasione ci sarà, non avremo pietà") sanzionati con una multa di 20.000 euro. Pochi secondo il buon senso, sufficienti per le norme in vigore dalla scorsa estate, quelle riscritte da Tavecchio per evitare i pasticci della passata stagione tra curve chiuse e rischi di partite perse a tavolino. Le pene erano state rese più lievi grazie al meccanismo delle attenuanti. Caduto quello e unito il disappunto per le scritte contro la signora Aleardi, la Roma è finita nella trappola.

 

Fonte: Panorama.it/G.Capuano

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