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Totti, Di Natale e Toni: quando le bandiere non servono più

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 05-04-2016 - Ore 17:40

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Totti, Di Natale e Toni: quando le bandiere non servono più

REPUBBLICA.IT - PINCI - La bandiera non sventola più. La serie A ammaina bruscamente i propri simboli, più che ripiegarli con eleganza in un cassetto preferisce stracciarli al vento di burrasca che una volta li gonfiava e oggi li fa a brandelli. Totò Di Natale, Luca Toni, persino sua maestà Francesco Totti: per gli allenatori non servono più. Non solo, sono problemi da risolvere anche con le brutte. Ma in Europa la tendenza è opposta.

SIMBOLI EMARGINATI: NON SOLO TOTTI - Il caso, alla Roma, è scoppiato da tempo, tra l'intervista del capitano alla Rai e l'esclusione punitiva con il Palermo decisa il giorno dopo da Spalletti. Da quel momento il campo Totti, 40 anni a settembre, non l'ha praticamente più visto, nemmeno nell'ultimo derby, con tanto di scuse a margine - per la verità, dal suono inquietante - da parte del tecnico. Pure De Canio e Delneri nel weekend hanno ammainato in un colpo solo i capitani di Udinese e Verona: i 38enni Toni e Di Natale non solo non convocati, ma sbattuti fuori. "Gioca chi si allena e Totò deve dare l'esempio", la porta in faccia al numero dieci dei friulani. "Luca fuori per scelta tecnica", il benservito al bomber del Verona. Casualità o meno, i tecnici "traditori" hanno vinto tutti: uno il derby, gli altri due scontri quasi disperati contro Napoli e Bologna. Le bandiere non servono più, sembrano dire i tecnici, benedetti dai risultati. Superate dal tempo, sgualcite dalle tempeste, private dell'onore delle armi e archiviate senza sensi di colpa da allenatori spietati. E loro lì, ai margini, non se ne fanno una ragione, perdendo anche il gusto di gioire dei risultati di squadra: come Totti, che per una volta ha disertato la corsa della squadra sotto la curva. Come Di Natale e Toni, chiusi in un rumorosissimo silenzio. Ma non sono i soli a finire precocemente (ma mica tanto) in archivio: al Chievo Pellissier non parte titolare da 4 gare, ha segnato solo 2 reti in tutta la stagione e nelle prime 7 partite ne ha passate 6 in panchina. Idem Klose, che per i primi gol in campionato ha dovuto aspettare addirittura il 13 marzo, collezionando 13 esclusioni dall'undici iniziale nelle 23 gare in cui è stato disponibile.

SVENTOLA LA BANDIERA - Già in estate tante bandiere, più o meno tali, erano state ammainate in tutta Europa: da Gerrard a Xavi, da Casillas a Schweinsteiger, da Nolan a Pirlo. L'Europa, però, almeno in questa stagione, pare nutrire un rispetto diverso per i propri simboli. La tendenza all'addio preventivo pare tutta italiana, almeno a seguire la traiettoria stagionale dei nomi più noti. Il Totti d'Inghilterra è John Terry, simbolo del Chelsea a cui il club di Abramovich - come Pallotta al romanista - non rinnoverà il contratto in scadenza. Ma a 35 anni Terry è ancora saldamente al timone del Chelsea e in questa stagione né Mourinho né Hiddink hanno mai rinunciato volentieri al difensore: non a caso la Champions dei Blues è finita quando s'è dovuto fermare il capitano. Discorso analogo o quasi per il "vecchio" Carrick, 34 primavere e da 10 a Manchester: contratto in scadenza e nessuna aria di rinnovo, ma lo United, nonostante l'ennesima rivoluzione estiva, gli ha conservato anche quest'anno un posto da intoccabile. L'Everton non prescinde dal 33enne Jagielka, in Belgio a 35 anni Deschacht non perde un minuto nell'Anderlecht. Ancora più eclatante però il caso della Dinamo Kiev, costantemente nelle mani del portiere 41enne Shovkovsky dal lontanissimo 1993. C'è pure però chi da bandiera è finito nel dimenticatoio, ma bisogna cercarlo nello Zenit, come il portiere Malafeev, da tre anni ai margini o al piccolo Maritimo, che in Portogallo ha relegato a capitano non giocatore la bandiera Briguel. I Totti e Di Natale d'Europa sono soltanto loro.

Fonte: Repubblica.it

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