Rassegna Stampa

Totti, il lungo addio

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 19-02-2016 - Ore 06:46

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Totti, il lungo addio

CORRIERE DELLA SERA - VALDISERRI - I sei minuti di Gianni Rivera nella finale di Città del Messico contro il Brasile (21 giugno 1970) sono un ricordo in bianco e nero. Li condividevi con gli amici al bar, non sui social. Divisero l’Italia perché sembrarono un’ingiustizia. 
I sei minuti di Francesco Totti contro il Real Madrid, mercoledì sera, sono figli del tempo (il capitano della Roma ha 39 anni) e del nostro tempo. A fine partita Luka Modric si è avvicinato a Totti per una foto da postare sul suo profilo Facebook: «Con il mio idolo», ha scritto il centrocampista croato. L’impressione è che Totti, oggi, sia più idolo fuori dalla Roma che dentro. Mentre se ne andava dall’Olimpico, un giornalista ha cercato di fermarlo per fargli una domanda. «Ma che ce fai con me, ormai?», ha risposto Totti. 
Cosa fare con Totti è diventato un problema. Il 19 febbraio 2015, un anno fa ma sembra un secolo, aveva giocato 1.654 minuti: 1.087 in campionato (4 gol), 365 in Champions (un gol), 64 in Europa League e 138 in Coppa Italia. In questa stagione è fermo a 219’: 213 in campionato (un gol) e i 6 di mercoledì in Champions. 
Colpa degli infortuni, soprattutto. Il quadro di riferimento, però, è cambiato. Ormai Totti è un capitano non giocatore. Garcia, anche quando non lo schierava, ne parlava sempre come del giocatore migliore che avesse mai allenato. Spalletti è più diretto. Dice sempre «io alleno la Roma, non i singoli» e, nella conferenza stampa pre-Real, ha inserito Totti con Maicon, De Sanctis e Keita tra i giocatori con tanta esperienza ma poca tenuta atletica. Che è la verità, ma nessuno l’aveva espressa prima in questo modo. 
In un’intervista del 2013, decantandone le doti come allenatore, Totti aveva detto di Spalletti: «Ci sentiamo ancora. Peccato che mi dica sempre che sono stato io a mandarlo via dalla Roma e invece era lui che voleva andare allo Zenit». Parole scherzose? Forse. 
A Roma si chiedono: Spalletti ha fatto bene a mandarlo in campo a partita già finita? Atto di rispetto o umiliazione? Il caso, a volte, ci mette lo zampino. Spalletti ha detto a Totti di prepararsi sull’1-0 per il Real. Pochi minuti da giocare, ma un’invenzione del capitano poteva portare al pareggio. Mentre Totti era già pronto, Jesé ha segnato il 2-0. Entrare a quel punto è sembrata una beffa. 
Il presidente Pallotta sarà a Roma il 1 marzo. Il contratto di Totti scade a giugno. In questa situazione si può pensare a un rinnovo? E, soprattutto, chi deve decidere? Sono in tanti, adesso, a pensare che sia Totti a doversi fare da parte. Ma chiedere a un calciatore di smettere di giocare è impossibile. Quel giorno finisce il sogno del bambino e inizia una vita piena di domande. 

Fonte: corriere della sera - valdiserri

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