Rassegna Stampa

Totti, il mondo applaude ma Pallotta tace

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 22-04-2016 - Ore 08:06

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Totti, il mondo applaude ma Pallotta tace

GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - Nei pressi del centro sportivo di Trigoria l’ambiente non è di quelli più chic. Lavori in corso stradali su saliscendi poco agevoli, lavori in corso di prostitute più o meno a tutte le ore. In questo contesto, ad un centinaio di metri dal principale cancello del «Fulvio Bernardini», fa da polo di attrazione nel deserto circostante un dignitosissimo bar tavola calda di fede giallorossa. È proprio lì che Francesco Totti pochi giorni fa, appena finito di pranzare in sede, è andato a prendere il caffè. Inutile descrivere lo stupore degli avventori e, a chi gli chiedeva il motivo della sorpresa (il bar del centro sportivo è assai accogliente), il capitano della Roma ha risposto: «Perché lì sono in pochi a volermi bene». Com’è noto, non sono i sentimenti il carburante del calcio del Terzo Millennio, ma di sicuro Totti ieri si è potuto consolare con l’affetto tributatogli da tutto il mondo del calcio.

LA CELEBRAZIONE Giornali e stelle internazionali hanno celebrato la sua doppietta col Torino, tant’è che persino il sito della Uefa lo ha omaggiato: «L’ennesima magia dell’ottavo re di Roma... di un campione amato e discusso, venerato e osteggiato». Ecco, proprio l’ultima definizione fotografa il momento, visto che il rinnovo che la proprietà Usa per ora non ha intenzione di concedere, sta alienando molte simpatie al presidente Pallotta. E se Giovanni Malagò, presidente del Coni, ora «si dice più ottimista» riguardo al prolungamento, nella Roma non vivono lo stesso stato d’animo.

SILENZIO USA Anche ieri il capitano non ha avuto contatti con Pallotta. Per via indiretta gli sono giunti i soliti complimenti («orgoglioso di Francesco») e le solite frasi («quando verrò parleremo di persona»), ma coloro che hanno il compito di decrittare gli umori presidenziali raccontano come cambi di rotta non ce ne siano, anche se da un personaggio vulcanico come Pallotta è lecito aspettarsi colpi di scena quando tornerà a Roma a fine maggio. Ma a quel punto Totti avrà già danzato il suo ultimo valzer, che per quanto riguarda l’Olimpico è previsto addirittura l’8 maggio per un malinconico Roma-Chievo in programma alle 12.30. Visto che per l’occasione anche gli ultrà più duri stanno riflettendo se tornare a riempire la Curva per omaggiare l’addio del capitano, e pure a Trigoria qualcuno si chiede (a ragione) se non fosse il caso almeno di giocarla più dignitosamente in notturna per favorire la creazione dell’evento, per quanto struggente.

LUI E SPALLETTI Ma meglio non intristirsi prima del tempo perché, in perfetta coincidenza col Natale di Roma, la Capitale ha davvero ritrovato il suo re virtuale, come politici di ogni ordine e grado hanno ripetutamente sottolineato. E allora molti si chiedono: ma perché Pallotta si ostina al «no» al rinnovo? La esegesi che arriva dalla società è chiara. Il presidente avrebbe tutto il vantaggio di concedere l’ultimo anno al capitano, senza contare che solo col merchandising della maglietta – sempre di gran lunga la più venduta – rientrerebbe dell’ingaggio assai ridotto rispetto al passato (un milione). Non parliamo poi del ritorno d’immagine, folgorante. E allora? La presa di posizione di Pallotta è interpretata così: il presidente è disposto anche a subire le accuse della tifoseria per proteggere Spalletti, evitandogli di vivere una stagione intera sull’orlo dello psicodramma. Morale: la piazza crede poco all’allenatore che dice: «Se Pallotta me lo chiede, gli dico di rifare il contratto a Francesco». Troppe le prese di posizioni contrarie degli ultimi mesi per convincere la tifoseria, e così il paradosso finale lascia ipotizzare una Roma costretta a vincere a tutti i costi (pena polemiche) per farsi perdonare «l’offesa» al più forte calciatore della storia giallorossa. Da parte sua Pallotta in coscienza si sente tranquillo perché, con l’offerta di un contratto da dirigente senza che Totti abbia alcuna qualifica specifica, ritiene di essere più che disponibile

ARABI E TAPIRI Impressioni? Il capitano ora appare sereno. Sa quello che vuole («giocare ancora») e ha dimostrato quello che vale, tanto che ieri scherzava dicendo: «Adesso agli arabi e agli americani gli chiederò più soldi per andare a giocare da loro». Al momento, il club più pressante sembra essere l’Al Jazira, che farebbe ponti d’oro al numero dieci. Di dorato, invece, gli è arrivato intanto un nuovo tapiro di «Striscia la notizia». E all’intervistatore che gli faceva i complimenti, invitandolo a chiedere a Spalletti di giocare di più, Totti ha risposto: «Glielo dirò». Un consiglio? Meglio non provarci. Tanto il dio del calcio sa già da che parte stare.

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI

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