Rassegna Stampa

Tra Roma e Juve in gioco l’orgoglio più dello scudetto

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 02-03-2015 - Ore 10:20

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Tra Roma e Juve in gioco l’orgoglio più dello scudetto

La teoria si tratterebbe della partita dell’anno, del meglio che abbiamo, della vetrina del nostro campionato. In pratica, Roma-Juventus sembra quasi un gigantesco fastidio, perché tutti sanno che nemmeno una vittoria giallorossa finirebbe per inventare un nuovo finale al campionato e perché dopo tutto oggi è l’Europa delle coppe la preoccupazione principale delle due squadre. Le prima contro la seconda è uno scontro diretto molto virtuale, è forse solamente una questione d’orgoglio, è la pietra sopra tutte le polemiche della partita d’andata, poi soffocate non dall’esattezza dei replay (Allegri: «Se i moviolisti riguardassero quelle immagini, continuerebbe a non mettersi d’accordo tra di loro») ma dall’incedere juventino e soprattutto dal rosario dei pareggi romanisti. Garcia non perde dal 22 novembre (a Napoli) ma non vince in casa dal 30 dello stesso mese: uno stillicidio lungo 92 giorni durante il quale la Juve ha preso il largo senza nemmeno accelerare il passo e, per esempio, pareggiando le ultime due trasferte. Va verso lo scudetto per inerzia, e per inerzia arriva la partita di questa sera che non è una resa dei conti ma solamente un passaggio. «È importante ma non fondamentale », garantisce Allegri: forse, in effetti, le cose fondamentali sono già accadute.
La Roma si sente rinata per il semplice fatto di avere vinto a Rotterdam. Garcia, dopo aver cambiato trentatré formazioni in trentatré partite, vorrebbe dare stabilità alla squadra affidandosi a una sorta di undici titolare, o quanto meno al più affidabile: del resto, l’unico assente è Maicon, oltre a Doumbia vittima di un misterioso mal di schiena ufficiosamente dovuto al materasso dell’hotel in cui dorme. Allegri è invece stabilissimo ma ha problemi nello specifico, perché dopo Pirlo si sono ammaccati anche Pogba (infiammazione muscolare) e Vidal (botta alla schiena): probabilmente soltanto il cileno partirà titolare, «anche perché in questa fase della stagione non potremmo permetterci di perdere un altro giocatore per venti giorni, sarebbe da sciocchi»: la Juve è talmente sicura di sé da potersi permettere di risparmiare, se lo riterrà il caso, il suomigliore. Siccome s’è infortunato anche un possibile mediano di riserva, Sturaro (distorsione al ginocchio), Allegri dovrà per forza riciclare il 3-5-2: è soltanto avanzando i due esterni e rinunciando al trequartista che può completare il centrocampo.
L’attesa è quella che è. Non febbrile, in ogni caso. All’Olimpico sono attesi cinquantamila spettatori, e quindi non sarà stipato. Dovrebbe essere massiccia la presenza di tifosi juventini, che secondo alcune stime potrebbero essere addirittura quindicimila, e in ogni caso saranno un minoranza molto rumorosa. L’ordine pubblico sarà garantito da mille agenti: la partita, da questo punto di vista, è consigiocatore derata complicata ma non esageratamente pericolosa. E tutto sommato è bello che Allegri si preoccupi anche della figura che faranno, che faremo: «Sarà una serata importante dalla quale il calcio italiano ne deve uscire con un giudizio positivo a livello europeo e mondiale, dentro e fuori dal campo. All’andata le polemiche fecero passare in secondo piano la bellezza della partita. Stasera non sarà così, sarà bellissima». Più che uno scontro diretto, uno spot.

Fonte: Repubblica

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