Rassegna Stampa

Tre grattacieli di Libeskind per il nuovo stadio della Roma

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 05-06-2014 - Ore 17:02

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Tre grattacieli di Libeskind per il nuovo stadio della Roma

È l'archistar delle rinate Torri Gemelle. Firmerà edifici di 100 metri d'altezza. Lo ha rivelato il progettista Dan Meis

Dopo Milano, anche Roma avrà le sue towers.

Uno dei papà della CityLife meneghina, soprattutto l’architetto che sta ricostruendo le Torri Gemelle dopo 11 settembre, sbarca nella capitale: l’archistar Daniel Libeskind firmerà le tre torri che sorgeranno nel complesso del nuovo stadio della Roma. Grattacieli di oltre cento metri di altezza e 30 metri di lato, gioielli di architettura destinati a diventare un centro direzionale per compagnie di tutto il mondo. L’idea è nata a New York, durante una cena tra il presidente statunitense della Roma James Pallotta e Luca Parnasi, project manager dell’impianto che verrà. L’architetto Libeskind era l’ospite della serata, invitato proprio da Parnasi, per illustrare al proprietario del club giallorosso l’idea di un elemento con cui impreziosire il suo progetto. “Yes, we can”, la risposta di Mr. Jim. Ma l’idea sarebbe rimasta un segreto senza la confessione dell’architetto che realizzerà lo stadio, l’americano Dan Meis: “Ci sarà un centro che comprende tre torri progettate dall’architetto Daniel Libeskind”, ha detto a Bloomberg, mandando più di un caffè di traverso negli uffici della Raptor di Pallotta.

Già in uno dei primi progetti definitivi sullo stadio, a febbraio scorso, compariva nella zona circolare del “business park”

Un’area adiacente al lato sudest dello stadio circondata da 25mila metri quadrati di parcheggi e 40mila di verde  -  in cui far confluire uffici di aziende locali e internazionali “sfrattati” dalla capitale causa la riconversione di uffici in spazi abitativi prevista dal piano casa. Ma anche enti pubblici. Le torri saranno il fiore all’occhiello di quest’area: un “attraction element”, elemento di riconoscibilità, pregio architettonico e unicità per tutta la zona. Una garanzia di successo anche grazie al curriculum di Libeskind, statunitense di origine polacca, tra le maggiori espressioni mondiali del decostruttivismo, che ha firmato negli anni lavori come l’ampliamento del museo ebraico di Berlino, la spirale che caratterizza il Victoria and Albert Museum di Londra, dove ha realizzato anche la celeberrima Metropolitan University, fino alla Freedom tower di New York, epicentro emozionale del nuovo World Trade Center sorto sulle ceneri delle torri gemelle a Groud Zero. 

Ma per Libeskind quello romano non sarà un debutto in Italia: qui aveva fondato alla fine degli anni Ottanta la Architecture Intermundium, laboratorio didattico sperimentale a Milano. Città che lo ha riaccolto oggi affidandogli una delle torri della CityLife nel progetto di riqualificazione del quartiere Fiera. 

Ora Roma: le torri offriranno un traino in più per attirare investitori interessati ad acquistare spazi commerciali e soprattutto i “naming rights”, i diritti di dare il nome allo stadio della Roma, in vendita per 13/15 milioni all’anno. La Raptor di Londra li ha offerti a Etihad, fresca di acquisizione Alitalia. “No, grazie”, la replica della compagnia aerea.

Fonte: REPUBBLICA.IT - Matteo Pinci

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