Rassegna Stampa

Tutti per Conte: «Sarà un’Italia che darà fastidio»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 18-12-2015 - Ore 07:55

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Tutti per Conte: «Sarà un’Italia che darà fastidio»

GAZZETTA DELLO SPORT - GRAZIANO - Arriva in extremis Antonio Conte, colpa del traffico milanese. Elegantissimo, il c.t. azzurro si presenta con la splendida moglie Elisabetta. Qualche passo più avanti c’è il numero uno Figc, Tavecchio, ma il caos scoppia inevitabilmente per Antonio. Popolarità a mille, strada intasata davanti al Metropol, e a chiedere foto e autografi non ci sono solo juventini. 
SUL PALCO Conte è l’allenatore dell’anno. Sul palco viene preceduto proprio da Tavecchio: «Antonio l’ho scelto io. Ce lo vogliono portare via? Da noi ha enormi margini di movimento. Spero che resti, faremo di tutto per tenercelo stretto». Il premio a Conte lo consegnano Dan Peterson e Sacchi. «Con Arrigo mi confronto spesso — rivela il leccese —. Sono onorato di un simile riconoscimento, cerco di lavorare al massimo per essere all’altezza della situazione. Sacchi allenatore? Pretendeva tantissimo e penso di aver carpito molto da lui. Il difetto? Non è stato un grande calciatore...». Ride Conte, brillante la risposta di Sacchi: «Ero sì un grande calciatore, mi hanno rovinato gli allenatori...». Conte chiude il siparietto rivelando che «a Usa 94 ogni tanto, di notte, sentivamo urlare Arrigo. Diceva: diagonale, muoviti, copri... Ci sognava di notte». Il futuro? Conte dribbla, lo ha detto più volte: «Ne riparleremo più avanti». 
UN C.T. MAI FERMO Come allenatore dell’anno, Conte ha superato Sarri (Empoli, ora Napoli) e Meo Sacchetti, guida della miracolosa Sassari del basket. Giusto così. In un’era azzurra non proprio brillante per talento e personalità dei calciatori, il Mou italiano ha saputo in poco tempo plasmare una Nazionale organizzata, coraggiosa e anche autoritaria nel modo in cui ha conquistato il pass per Francia 2016. «Sapremo farci rispettare — ha più volte detto il c.t. —. Non siamo i più forti, daremo però fastidio a tutti». Il popolo apprezza, gli ascolti tv sono saliti notevolmente rispetto al recente passato. Conte ha sperimentato, rigirato squadra e uomini, alla fine ha sposato come sistema base il 4-2-4. Ma occhio a dare per scontata l’Italia sotto il profilo tattico. Il c.t. è in perenne evoluzione, studia, prova e agisce. La testa è sempre quella di un allenatore di club, pensa sempre al 4-3-3, magari anche al 3-4-3. A febbraio, se otterrà lo stage, richiamerà Insigne, Berardi e Bernardeschi: test soprattutto caratteriali per i primi due, con la prospettiva in generale di sfruttare al massimo l’abbondanza di qualità che l’Italia calcistica vive praticamente solo nel settore degli esterni offensivi. 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - GRAZIANO

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