Rassegna Stampa

Ultrà, caccia ai quattro del commando

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 09-05-2014 - Ore 08:28

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Ultrà, caccia ai quattro del commando

Ci sono quattro ombre che si muovono nella storia della sparatoria di Tor di Quinto. Quattro persone con il casco modello Jet sfuggite ai due filmati girati con i telefonini, acquisiti dalla polizia. Ma ancora ieri, durante un nuovo sopralluogo degli investigatori e dei magistrati, alcuni testimoni ne hanno ricordato la presenza accanto a Daniele De Santis durante l’assalto al pullman del Napoli, gli abiti scuri, la fuga al momento della reazione degli ultras partenopei. La Digos sta indagando tra le amicizie dell’arrestato, frugando in quello stagno di neofascismo impastato di tifo da stadio in cui “Gastone” nuota da anni. La cronaca dei fatti del 3 maggio è imperfetta. Mancano altri protagonisti e dettagli. Ma è sufficiente a convincere il prefetto di Roma — la decisione è di ieri — ad anticipare di tre ore, alle 17.45, la partita Roma-Juventus, per motivi di sicurezza. La procura ha disposto una perizia balistica per verificare la distanza tra De Santis, accusato di tentato omicidio, e i tre napoletani feriti, anche per valutare se sono stati loro ad aggredire “Gastone”.

I bossoli ritrovati a terra modello gfl 7.65, sono 5, tra questi uno è una cartuccia inesplosa. È scritto nell’informativa della polizia, su cui si basa l’ordinanza di convalida degli arresti del Gip Giacomo Ebner e di cui ha dato conto ieri Repubblica. In uno dei video degli scontri, poi, «si sentono chiaramente quattro colpi di arma da fuoco, esplosi in rapida successione». E però un tifoso intervistato a volto coperto da Anno Uno su La 7, dichiara che «le pistole che hanno sparato erano più di una». Il sopralluogo di ieri al Ciak — a quanto si apprende — conferma la ricostruzione dei fatti dei pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio. Sul posto, nel pomeriggio, è andato anche Damiano De Rosa, uno dei due legali di Ciro Esposito, il tifoso napoletano ricoverato al Gemelli in condizioni stazionarie. «È verosimile che tutti i feriti fossero nel gruppo di testa che ha dato luogo alla rissa con il De Santis» e altri nove soggetti «di eguale fede calcistica sono in corso di identificazione », si legge nell’informativa della Digos. «Faremo indagini parallele — dice De Rosa — per raccogliere testimonianze tra chi era con Ciro quel giorno».

E intanto per De Sanctis, ricoverato nell’infermeria del Regina Coeli, si è attivato una sorta di “soccorso giallorosso”. Gli altri pazienti di fede romanista infatti se ne prendono cura. Dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano arriva un altro monito perché ci sia «intransigenza assoluta verso chi usa spranghe e bombe».

E mentre il capo della procura romana Giuseppe Pignatone precisa che «non ci può essere un’indagine sulla trattativa, perché non esiste il reato», sul tavolo dei pm è arrivata la relazione della procura sportiva, in cui si ricostruisce il dialogo tra il capitano del Napoli Hamsik e Genny ‘a Carogna ai piedi della Curva Nord e in cui gli stewart dello stadio segnalano la possibilità dell’invasione di campo. Sarà dall’analisi di questa carta, e delle altre relazioni di Lega e arbitri, che sarà valutato se accusare Genny e Massimiliano Mantice, i due leader della curva napoletana indagati, anche di minacce e violenza privata.

Fonte: La Repubblica/F.Tonacci

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