Rassegna Stampa

''Un agguato''. ''No, mi hanno aggredito''

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 05-05-2014 - Ore 09:38

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''Un agguato''. ''No, mi hanno aggredito''

Quattro feriti e quattro arresti, conditi da diverse versioni dei fatti. Bisognerà attendere l’interrogatorio di convalida, previsto per oggi davanti al gip, per capire fino in fondo dinamiche e ragioni dell’ennesimo fatto di sangue abbattutosi sul disastrato mondo della pedata italiana. E le versioni, come sempre accade in questi casi, sono diametralmente opposte.

I PARENTI DEI FERITI 
Secondo quanto dichiarato dai parenti dei tre tifosi feriti, ad innescare la miccia degli scontri sarebbe stato Daniele «Gastone» De Santis, l’ultras romanista arrestato con l’accusa di rissa, tentato omicidio e possesso di arma da fuoco che, assieme ad altri sodali avrebbe lanciato alcuni petardi verso un gruppo di tifosi partenopei che si dirigevano a piedi verso lo stadio Olimpico lungo viale Tor di Quinto: provocazione che avrebbe scatenato poi la reazione dei tifosi napoletani. Reazione che però non avrebbe avuto nemmeno il tempo di realizzarsi considerato che, vistosi minacciato dal gruppo, De Santis avrebbe estratto la pistola iniziando a sparare: 4 colpi in rapida successione prima che l’arma (una calibro 7,65 con matricola abrasa rinvenuta dagli inquirenti in un vaso all’interno del cortile del «Ciak Village»), a causa di un problema meccanico, si inceppasse evitando quella che avrebbe potuto essere una strage. E se da una parte, amici e parenti dei tre tifosi napoletani colpiti dalle pistolettate dell’ultrà romanista, sostengono che si sia trattata di una vera e propria aggressione premeditata e senza giustificazione, dall’altra De Santis avrebbe raccontato agli investigatori di essere stato riconosciuto dal gruppo di supporters napoletani a causa del tatuaggio (una banale scritta «SPQR») sulle nocche della mano destra. Riconoscimento che avrebbe poi scatenato la reazione degli ultras napoletani che si sarebbero gettati verso l’uomo che, vistosi in grossa difficoltà e in pericolo di vita, avrebbe estratto la pistola iniziando a sparare per difendersi dalla furia del gruppo di sostenitori del Napoli.

GLI INQUIRENTI 
Due versioni diametralmente opposte, due visioni antitetiche di un fatto che resta fuori dal normale e che si piazzano in mezzo alle ricostruzioni degli inquirenti secondo cui sarebbe stato De Santis, da solo, ad aizzare i tifosi del Napoli: prima lanciando i petardi nella loro direzione, poi cominciando a sparare ad altezza d’uomo dopo la reazione dei napoletani. Certo è che «Gastone» (già protagonista degli scontri di Brescia in cui rimase ferito un vice questore addetto al servizio d’ordine, poi tra i presunti ricattatori dell’ex patron della Roma Franco Sensi e infine, scatenato invasore di campo durante il derby sospeso del 2004) in ospedale ci è arrivato conciato male. Dopo la sparatoria infatti l’uomo sarebbe stato aggredito pesantemente e solo l’intervento dei celerini avrebbe impedito un vero e proprio linciaggio. Gli inquirenti dal canto loro hanno arrestato con l’accusa di rissa aggravata anche i tre tifosi partenopei colpiti dalle pistolettate.

VOLEVANO LINCIARLO 

Nel piazzale alle spalle del policlinico Gemelli i parenti dei supporters napoletani sono rimasti in attesa di riscontri da parte dei sanitari raccontando ai giornalisti la loro versione dei fatti, con Antonella Leardi (madre del ragazzo ricoverato in gravi condizioni) che ha dichiarato di avere già perdonato il feritore di suo figlio. Discorso diverso invece per gli amici di Esposito che si sono chiusi in un silenzio stizzito verso i giornalisti: «Avete saputo che era di Scampia e subito avete scritto che Ciro è un camorrista, andatevene». E così, in questa vicenda di ordinario squallore capitolino, oggi, resta solo la credibilità distrutta di un movimento sportivo vittima (e complice) di un gruppo di violenti.

Fonte: il tempo (V. Imperitura)

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