Rassegna Stampa

Un giorno «quasi» perfetto

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 26-10-2015 - Ore 08:28

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Un giorno «quasi» perfetto

IL TEMPO - SCHITO - «Sono felice, come potrei non esserlo?». Mohamed Salah, uscendo dallo stadio, ha commentato così la vittoria contro la sua ex squadra. Chi si aspettava un giocatore dimesso, intimidito e impaurito si è dovuto ricredere, Salah è tornato al Franchi e ha lasciato il segno.

Le premesse non erano dalla sua parte, i tifosi viola avevano il dente avvelenato nei confronti dell'egiziano ed era prevedibile aspettarsi la pioggia di fischi. Il ragazzo ha affrontato la situazione nel migliore dei modi, si è messo a disposizione del tecnico e non ha accettato le provocazioni di chi lo ha insultato, infangato e offeso in questi ultimi giorni. Ha risposto da grande giocatore, gli sono bastati 6 minuti per sbloccare il risultato regalando il vantaggio alla sua squadra con un gol bellissimo. Nella bolgia del Franchi, Salah non si è lasciato prendere da facili isterismi, ha deciso di non esultare, tra gli abbracci dei suoi, concedendosi solo un momento di preghiera, come di consueto. I fischi non si sono interrotti a ogni palla toccata ma il numero 11 è rimasto impassibile. Unico neo, l'espulsione a tre minuti dal termine della partita. Il fallo in attacco su Roncaglia gli è costato il cartellino giallo. L'egiziano ha fatto un gesto con la mano, Orsato l'ha interpretata male e ha estratto il secondo giallo mandandolo prematuramente sotto la doccia.

Certo è che le calde accoglienze della Fiesole hanno spesso portato al gol dell'ex. Era successo con Montolivo alla prima al Franchi con la maglia del Milan e a Osvaldo sia dopo essere andato al Bologna, sia dopo l'arrivo a Roma. L'unica soddisfazione della serata per il popolo viola è arrivata proprio durante l'uscita dal campo dell'egiziano - il tunnel che porta agli spogliatoi è posizionato dietro la porta proprio sotto la Fiesole - subissato dai fischi e dagli insulti.

Chi invece in tribuna gongolava era l'agente del giocatore, Ramy Abbas Issa: «Il problema non è mai stato con i tifosi della Fiorentina», le sue parole a LaRoma24. «Il problema è che gli amministratori della Fiorentina stanno cercando di punire e tormentare Mohamed semplicemente perché lui non ha accettato di rimanere nel loro club. Sono sicuro che sanno che non verrà mai squalificato».

Nel prepartita a stemperare i toni ci aveva provato il dg Mauro Baldissoni: «Salah è un professionista ed è qui solo per giocare a calcio». La replica è arrivata dal ds della Fiorentina, DanielePradè: «La questione Salah non ci interessa più. L'azione legale va avanti, ma dal punto di vista tecnico abbiamo superato la cosa».

Al termine della gara è stato Garcia a spiegare il pensiero dell'egiziano: «Ovviamente ho parlato con lui, è un uomo molto tranquillo. Mi è piaciuto che, oltre a essere un grande campione, ha dimostrato di essere molto rispettoso non esultando. Mi dispiace per l'espulsione perché il ragazzo non lo meritava, si allena bene e in questi giorni ha ricevuto tantissimi insulti, ma non parla nemmeno una parola di italiano, non può aver detto niente di male all'arbitro». Come aveva capito alla vigilia Paulo Sousa, l'indifferenza è l'arma migliore.

IL TEMPO (F. SCHITO) - «Sono felice, come potrei non esserlo?». Mohamed Salah, uscendo dallo stadio, ha commentato così la vittoria contro la sua ex squadra. Chi si aspettava un giocatore dimesso, intimidito e impaurito si è dovuto ricredere, Salah è tornato al Franchi e ha lasciato il segno.

Le premesse non erano dalla sua parte, i tifosi viola avevano il dente avvelenato nei confronti dell'egiziano ed era prevedibile aspettarsi la pioggia di fischi. Il ragazzo ha affrontato la situazione nel migliore dei modi, si è messo a disposizione del tecnico e non ha accettato le provocazioni di chi lo ha insultato, infangato e offeso in questi ultimi giorni. Ha risposto da grande giocatore, gli sono bastati 6 minuti per sbloccare il risultato regalando il vantaggio alla sua squadra con un gol bellissimo. Nella bolgia del Franchi, Salah non si è lasciato prendere da facili isterismi, ha deciso di non esultare, tra gli abbracci dei suoi, concedendosi solo un momento di preghiera, come di consueto. I fischi non si sono interrotti a ogni palla toccata ma il numero 11 è rimasto impassibile. Unico neo, l'espulsione a tre minuti dal termine della partita. Il fallo in attacco su Roncaglia gli è costato il cartellino giallo. L'egiziano ha fatto un gesto con la mano, Orsato l'ha interpretata male e ha estratto il secondo giallo mandandolo prematuramente sotto la doccia.

Certo è che le calde accoglienze della Fiesole hanno spesso portato al gol dell'ex. Era successo con Montolivo alla prima al Franchi con la maglia del Milan e a Osvaldo sia dopo essere andato al Bologna, sia dopo l'arrivo a Roma. L'unica soddisfazione della serata per il popolo viola è arrivata proprio durante l'uscita dal campo dell'egiziano - il tunnel che porta agli spogliatoi è posizionato dietro la porta proprio sotto la Fiesole - subissato dai fischi e dagli insulti.

Chi invece in tribuna gongolava era l'agente del giocatore, Ramy Abbas Issa: «Il problema non è mai stato con i tifosi della Fiorentina», le sue parole a LaRoma24. «Il problema è che gli amministratori della Fiorentina stanno cercando di punire e tormentare Mohamed semplicemente perché lui non ha accettato di rimanere nel loro club. Sono sicuro che sanno che non verrà mai squalificato».

Nel prepartita a stemperare i toni ci aveva provato il dg Mauro Baldissoni: «Salah è un professionista ed è qui solo per giocare a calcio». La replica è arrivata dal ds della Fiorentina, DanielePradè: «La questione Salah non ci interessa più. L'azione legale va avanti, ma dal punto di vista tecnico abbiamo superato la cosa».

Al termine della gara è stato Garcia a spiegare il pensiero dell'egiziano: «Ovviamente ho parlato con lui, è un uomo molto tranquillo. Mi è piaciuto che, oltre a essere un grande campione, ha dimostrato di essere molto rispettoso non esultando. Mi dispiace per l'espulsione perché il ragazzo non lo meritava, si allena bene e in questi giorni ha ricevuto tantissimi insulti, ma non parla nemmeno una parola di italiano, non può aver detto niente di male all'arbitro». Come aveva capito alla vigilia Paulo Sousa, l'indifferenza è l'arma migliore.

Fonte: IL TEMPO - SCHITO

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