Rassegna Stampa

“Un mercato mirato, così si vince”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 26-08-2016 - Ore 06:41

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“Un mercato mirato, così si vince”

REPUBBLICA - PINCI - «Dopo l’andata pensavo ce l’avrebbe fatta, l’1-1 le andava stretto. Non sono riusciti a tenere quello spirito, a mantenere la calma. Succede, ma uscire ai preliminari condiziona pure il mercato. E ora ha l’Europa League: non è facile, ti toglie energie, giochi giovedì, fai lunghi viaggi».

Se Chivu avesse 25 anni verrebbe a giocare in Italia o preferirebbe la Premier?
«Il vostro calcio è affascinante. Ma ha bisogno di modelli. Quando venni io le big lottavano ogni anno per la Champions. C’era gente come Maldini, Costacurta, Nesta, Cannavaro, i difensori più forti al mondo: tutti volevano giocare contro di loro. Erano fonti di ispirazione. Oggi il blocco Juve è forte, ma con tutto il rispetto non è la stessa cosa. I modelli d’ispirazione sono in Spagna o in Germania. In Italia le grandi non danno spazio ai giovani: gli ultimi sono stati De Rossi e Aquilani a Roma, Marchisio e Chiellini alla Juve».
Nell’Inter del triplete non ce ne erano tanti…
«Ma c’era Mourinho: quell’anno mi infortunai alla testa, non sapevo nemmeno se avrei giocato ancora. A tre settimane dalla finale Champions mi disse: le ultime due di campionato non le giochi, mi servi in finale. Per quella partita allora ero prontissimo. Lui era così. E funzionava».
Sono passati sei anni dall’ultima volta di un’italiana con la Champions in mano. Nell’Inter di Mourinho giocava pure Cristian Chivu: «Il nostro segreto? L’unità, la voglia di superare gli ostacoli, la convinzione di essere forti. Ma pure tanta tanta fortuna».
Chivu quanto passerà prima che una squadra di serie A torni a essere la più forte d’Europa?
«Non basta essere forti, ci vogliono tante altre cose per vincere la Champions. Il Barcellona del 2010 era la squadra migliore mai esistita. Ma vincemmo noi: eravamo insieme da anni, era arrivato Mourinho, che aveva fatto insieme alla società un mercato mirato per migliorare la squadra anche in Europa».
Oggi anche la Juve ha fatto lo stesso. Riuscirà a emularvi?
«Credo puntino a quello, hanno ancora l’ossessione del nostro triplete, gli brucia un po’… Ma è una società sana, seria: anni e anni di preparazione, vedi lo stadio di proprietà. Allegri, come tutti i tecnici italiani, sa preparare una squadra per vincere in Europa. Ma è difficile combattere contro chi spende ogni 6 mesi centinaia di milioni per prendere i migliori. Da voi ci sono allenatori attenti a ogni dettaglio, e questo a volte fa la differenza. Ma una squadra come il Barça ti ammazza con la qualità . Il gap non è mai stato così ampio».
Lo dimostra la Roma del suo amico Spalletti, eliminata dal Porto: è la solita incompiuta?
 

 

Fonte: REPUBBLICA-PINCI

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