Rassegna Stampa

Una piccola Roma in Bielorussia “Qui si decide la nostra coppa”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 29-09-2015 - Ore 08:15

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Una piccola Roma in Bielorussia “Qui si decide la nostra coppa”

LA REPUBBLICA - SISTI - Ce l’ho, mi manca, mi manca, ce l’ho, mi manca, mi manca, mi manca. Pezzi di squadra che si staccano dalla collezione. L’album delle figurine di Garcia è mezzo vuoto e nel calcio le regole sono chiare: non si fa a scambio con le figurine degli altri. La Roma è scarna, «ma in questo essere pochi troveremo la nostra forza di giornata», sogna Garcia. Con quelle orecchie, la Champions passa attraverso poche porte. Sta alle squadre allargare lo spazio per andare avanti: «È vero, in Champions non vinciamo dal 5-1 al Cska (prima del girone della stagione scorsa, ndr), ma abbiamo collezionato pareggi importanti, come a Manchester, come contro il Barcellona. Li chiamiamo pareggi, ma per il morale sono vittorie mascherate». L’evidente emergenza di personale, dopo i ko di Totti, Dzeko, Keita e il fairplay finanziario che ha obbligato la Roma a presentare una rosa ridotta (21 giocatori), rende più stimolante, ma certo più complicata, la chance che il calendario europeo offre ai giallorossi. Fare tre punti stasera vorrebbe dire affrontare con altro spirito e ben altra classifica la doppia fondamentale sfida col Leverkusen: «Questa sarà la prima delle tre partite in cui si deciderà la nostra Champions». Che poi, come sempre, non è mai un concetto solo agonistico. Guai a pensare, romanticamente, che tocchi il solo prestigio sportivo. Le vittorie si misurano in reti e in quattrini. Ci sono sempre in ballo soldi, i soldi abbelliscono una prestazione, i soldi portano angoscia supplementare a un’uscita di scena. La qualificazione agli ottavi significherebbe non solo charme ma anche una robusta infornata di milioni: più o meno quaranta. E allora ecco che non c’è tempo per riflettere sugli assenti. Soprattutto perché dall’altra parte c’è il Bate. La “Bate-Mobile” non è nulla di straordinario, «però è tutta gente abituata alla Champions, sta sempre lì, dà sempre fastidio ». Il Bate di Yermakovich (e della leggenda Hleb, passato per Arsenal e Barcellona) è un ordinato meccanismo senza grilli per la testa che può sfruttare due particolari condizioni: «Il nuovo, piccolo stadio, che noi abbiamo visto soltanto in televisione ma che siamo certi potrebbe incidere, col suo pubblico a pochi metri dal campo. E poi il fatto che il Bate ha praticamente già vinto il titolo in Bielorussia». I malati stanno a casa, i così così (incluso Iago Falque che stamattina farà l’ultimo test in albergo…) sono a disposizione: «Sono un pragmatico, io sono tutto nel mio presente, trovo inutile guardare indietro o troppo avanti». I malanni ci sono, quando passeranno non si sa. Questo in sintesi il pensiero di Garcia alla vigilia della sua partita n.100 con la Roma («mi aspetto un regalo»). Si profila un cambio di modulo: 4-2-3-1 con Florenzi spostato in avanti. Fondamentali saranno le ripartenze, si spera organizzate, e la copertura sugli esterni. Ma se il risultato non si dovesse sbloccare, bisognerebbe ripristinare l’intensità di Genova. Ci sono sconfitte che valgono come vittorie, da cui s’impara tanto, ma ci si conosce meglio e ci si sente più uniti e forti. Proprio come la Champions chiede.

Fonte: LA REPUBBLICA - SISTI

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