Rassegna Stampa

Una pistola, troppi dubbi

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 05-05-2014 - Ore 09:10

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Una pistola, troppi dubbi

Davvero è stato il gesto di un pazzo? L’iniziativa solitaria di un ultrà romanista vicino all’età pensionabile che voleva togliersi la soddisfazione di un’ultima sfida ai nemici napoletani? Davvero Daniele De Santis era «solo», come sostiene la Questura di Roma, e la dinamica di quanto è accaduto sabato pomeriggio su via Tor di Quinto è «semplice e folle», come l’ha definita il capo della Digos Diego Parente, forse per evitare di gettare altra benzina sul fuoco?

Chi ha sparato La versione ufficiale fornita ieri dalle autorità lascia qualche dubbio e differisce in più di un punto dal racconto di alcune fonti investigative e dalla ricostruzione fornita dai parenti dei feriti. Sembrano tutti d’accordo solo sull’autore degli spari: il 48enne De Santis, in arte Gastone, vent’anni di militanza ultrà alle spalle, una simpatia per l’estrema destra, da sabato sera piantonato in ospedale con l’accusa, formulata dal magistrato Antonino Di Maio, di tentato omicidio, rissa aggravata e detenzione illegale d’arma da fuoco. Avrebbe sparato lui, anche se ancora ieri proclamava la sua innocenza e la Questura non ha comunicato i risultati della prova dello stub. Dalla sua 7.65, dunque, sarebbero partiti i quattro colpi che hanno lasciato a terra i tre ultrà napoletani, i «cornuti e mazziati» di questa vicenda: feriti (uno in modo gravissimo) e messi in stato di arresto per rissa aggravata. Già, perché al quinto colpo la pistola si è inceppata e i tifosi napoletani, stando a quanto raccontano alcune fonti investigative, a quel punto sono saltati addosso a De Santis sfasciandogli la testa e spezzandogli le caviglie.

Chi ha partecipato Ma è su quanto accaduto qualche minuto prima degli spari, cioè sul «contatto » che ha acceso la miccia, che le ricostruzioni divergono. Secondo la Questura, «né i tifosi della Roma né quelli della Lazio si sono mai materializzati sulla scena», e il De Santis si sarebbe affacciato su via Tor di Quinto, e avviato il lancio di petardi e bombe carta verso i napoletani, con al massimo un paio di compagni, poi dileguatisi. Secondo i parenti di Ciro Esposito, l’ultrà ferito al torace, e alcuni testimoni, i romanisti erano molti di più, «parecchie decine, incappucciati e con i caschi integrali, ci hanno aggredito con bombe carta e colpi di pistola, è stato un agguato premeditato». È ovvio che si tratta di una versione di parte, che peraltro omette di raccontare quanti erano complessivamente i napoletani coinvolti nella vicenda (riempivano due pullman), a quale zona del San Paolo facciano riferimento (curva A, la più «cattiva») e come si siano presentati a viale Tor di Quinto (molti incappucciati e armati di bastoni). Però, sulla reale presenza di ultrà romanisti sulla scena in effetti gli investigatori hanno più di un dubbio e, sottotraccia, da sabato sera sono alla caccia del commando romanista che avrebbe partecipato agli scontri.

Chi ci ha rimesso Nessun dubbio, invece, sui danni subiti dalle forze dell’ordine. I primi agenti arrivati sul luogo degli spari — due motociclisti della Mobile che solitamente non si occupano di ordine pubblico — hanno avuto la peggio: picchiati dai napoletani, uno dei due ha avuto 28 giorni di prognosi per frattura delle costole e versamento pleurico. Quando sul posto è arrivata la Celere, gli ultrà, contenuti a fatica, si sono sfogati (anche per i ritardi dei soccorsi) su auto e blindato con bombe carta caricate con chiodi e bulloni. Altri lunghissimi attimi di tensione erano stati vissuti precedentemente su lungotevere dei Mellini, a Ponte duca d’Aosta, al Ponte della Musica e in tutto il quartiere Flaminio, costretto a vivere un altro pomeriggio sotto assedio. In generale, anche stavolta, il piano sicurezza studiato dal Gos ha fatto acqua da più parti: città paralizzata, quartieri militarizzati, percorsi astrusi che hanno fatto incrociare, in più di un tratto, i pullman delle due tifoserie. E attimi di paura, ad un paio d’ore dal fischio d’inizio, hanno vissuto i due poliziotti (una donna) aggrediti dagli ultrà napoletani che avevano sfondato un cancello dei Distinti Nord. Anche qui, un agente ha avuto la peggio: colpito ripetutamente da una spranga, è stato portato al Gemelli con il setto nasale rotto e un occhio tumefatto. Se non altro, il suo aggressore è stato arrestato. Già, perché va fatta anche la conta delle offese e dei danni dentro lo stadio Olimpico: prefiltraggi abbattuti, cancelli divelti, cinque steward (una donna) aggrediti, i tifosi delle tribune che volevano tifare per il Napoli intimiditi dagli ultrà in quei 20’, lunghissimi, minuti di silenzio. No, decisamente non è stata una festa.

Fonte: gasport

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