Rassegna Stampa

Vado, deludo e torno quei campioni strapagati che l’Italia riprende in prestito

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 27-03-2016 - Ore 07:31

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Vado, deludo e torno quei campioni strapagati che l’Italia riprende in prestito

LA REPUBBBLICA - PINCI - A volte ritornano. Anzi, spessissimo. Non puoi comprare il campione dei sogni? Basta aspettare per acquistarlo a un prezzo ragionevole, se non gratis. Benatia può essere il prossimo, dalla Roma al Bayern (per 28 milioni) e dal Bayern alla Juve in prestito, infortuni permettendo. Ma tanti l’hanno preceduto, da Cuadrado a Cerci, da Immobile a Balotelli. Senza scomodare l’attesa del piacere evocata dal filosofo Lessing e dalla più nota pubblicità di un bitter rossissimo, capita sempre più spesso che il calciatore inaccessibile solo poco tempo prima, diventi improvvisamente alla portata: basta un breve esilio. Tendenza diventata regola di cui approfittano tutti, che si chiamino Torino o Inter. Vi ricordate Jovetic? Nel 2013 mezza serie A si azzannava per strapparlo alla Fiorentina: Juve sì, ma anche Napoli, Roma, ovviamente Milan, tutti a chiedere udienza all’agente Ramadani. Nessuno però poteva permettersi i 30 milioni pretesi dalla Fiorentina. Li spese senza batter ciglio il Manchester City, soluzione ideale che consentiva ai viola di non rinforzare una concorrente e di spremere il massimo dal ragazzo di Podgorica. Due anni dopo l’Inter, che a quell’asta nemmeno poteva iscriversi, l’ha riportato in Italia per la metà della cifra. E Thohir ha pure tentato il bis con Lavezzi, disinnescato soltanto dai neo-milioni dei cinesi.

Jo Jo non resta però l’unico interprete del colossal “vado, deludo e torno”: i campioni che la serie A vende profumatamente all’estero, dall’estero tornano (quasi) sempre. Dategli un anno, un anno e mezzo, due al massimo. A Mourinho sono bastati sei mesi per bocciare Cuadrado, dopo averne imposto l’acquisto a 35 milioni, e spedirlo alla Juve in prestito. Pensare che l’estate precedente a Torino non erano riusciti a comprarlo nemmeno per 20 milioni, provocando rabbia e dimissioni di Antonio Conte. Ora Marotta pare replicherà l’operazione con Benatia, che in Baviera non amano, per usare un eufemismo. Altro prestito, come quello di Immobile al Torino, dove è tornato a gennaio via Siviglia - 18 mesi dopo essere andato al Dortmund per 19,5 milioni.

«Le difficoltà che i nostri ragazzi trovano all’estero sono di tipo fisico», è la convinzione di Davide Lippi, agente specializzato nei rientri (vedi Diamanti e Gilardino dalla Cina). «Da noi continua - il calcio è molto tattico, gli altri campionati sono cresciuti sotto il profilo qualitativo e soprattutto atletico». A volte a tradire le aspettative concorre la fretta, secondo l’agente: «Avete visto Cuadrado? È fortissimo, ma è sbagliato pensare che possa andare al Chelsea e fare subito la differenza. Serve pazienza, e spesso nel calcio non c’è. Tornare è per tutti la soluzione più facile». Speravano lo fosse anche Cerci e Balotelli, cavalli di ritorno milanisti in perenne conflitto con se stessi. Quando li volevano tutti, li avevano presi Atletico Madrid e Liverpool muovendo complessivamente 36 milioni di euro: in dodici mesi erano di nuovo a casa, noleggiati gratis al miglior offerente.

I prossimi? Magari Erik Lamela, pagato 30 milioni dal Tottenham senza diventare mai un intoccabile. O ancora meglio Edinson Cavani. E certo, i 35-40 milioni da versare per lui al Psg non sono pochi. Ma pensando ai 65 spesi dai francesi, tutto sommato, anche ai poveri club di serie A viene voglia di farci un pensiero.

Fonte: LA REPUBBBLICA - PINCI

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